Giuseppe Povia, il “cantore” della sovranità italiana

Oggi ho letto sul Giornale Off un’intervista interessante al contestatissimo cantante Giuseppe Povia. L’ultima notizia che lo riguarda, la riporta sempre Il Giornale e riguarda l’annullamento di un’esibizione in un circolo ARCI, per le sue canzoni diciamo poco conformi al sentire attuale sulla ehm… “diversità di genere”. Ma non è di questo che voglio parlare. Ormai è chiaro che se non ti conformi al politicamente corretto, e osi dire qualcosa che disturba la nuova teologia dominante, sei al margine, senza se e senza ma.

Quello di cui voglio parlare è l’altra grande battaglia ideale promossa da Povia e riguarda la sovranità persa dalla nostra nazione. Spesso questo cantante – del quale non condivido tutto – ha scritto e detto cose che hanno suscitato polemiche e indignazione, soprattutto negli ambienti radical-chic e di sinistra, che non considerano Povia uno di loro, e che dunque non merita alcun tipo di visibilità (al contrario di molti altri artisti, pronti sempre e comunque a sposare le cause radical-chic e buoniste). In particolare, mi riferisco alla sua battaglia per la sovranità italiana. Perché Povia è uno di quei pochi artisti che denunciano il nostro male più grande: la perdita di sovranità economica e monetaria, e l’incedere del globalismo, distruttore dei popoli e delle nazioni.

Vero è che Povia nelle sue canzoni esprime concetti che non posso non essere condivisi da chi ha realizzato, ormai da diverso tempo, che il progetto europeista, e in più in là quello globalista, in realtà hanno scopi tutt’altro che benigni nei confronti dei popoli, la cui dissoluzione (identitaria ed economica) è una premessa fondamentale per la ricostruzione dell’Europa e del Mondo in chiave oligarchica e neoliberista. Proprio per questa ragione, le sue canzoni sono disturbanti per i manovratori, le élite, che non accettano critiche di alcun genere e che dunque davanti a quelle che ancora qualche residuo di libertà permette di fare, sguinzagliano i loro mastini mediatici. Del resto, come dice lo stesso Povia: “La libertà di pensare te la concedono, finché non ti prendi la libertà di dire“.

Foto di Raffaele FiorilloPovia, CC BY-SA 2.0, Collegamento

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