G7. Trump – Merkel 3 a 0. E la vittoria fa schiumare di rabbia i tedeschi

trump-g7-merkelIl G7 è terminato, e Trump ha vinto su tutta la linea. Ha imposto la sua agenda politica e gli altri hanno dovuto seguire a ruota. Non c’è stato nulla da fare. Per quanto, le abbiano tentate tutte, soprattutto i tedeschi, alla fine le posizioni USA hanno prevalso. Chi pensava seriamente che Trump si fosse ammosciato, per via del cosiddetto russiagate (la cui indagine brancola ancora nel buio delle ipotesi), ha toppato alla grande.

Ma andiamo con ordine. Cosa hanno deciso al G7? Sgombriamo subito il campo: al G7 non hanno deciso nulla. In realtà, queste “riunioni” non servono ad altro che a fare il punto della situazione e soppesare i rapporti di forza tra le cosiddette “potenze economiche” mondiali, soprattutto dopo l’ingresso sulla scena politica del trio Trump, Macron e la May.

Gli USA, puntualmente, come sempre è accaduto, hanno vinto il rapporto di forza, nonostante avessero perso un po’ di smalto e brillantezza con la presidenza Obama, la cui amministrazione è sempre stata piuttosto “sensibile” (direi prona) ai punti di vista di Berlino. Trump, invece, ha chiuso i tedeschi in un angolo. Il primo affondo (che in realtà è un piccolo antipasto) è stata quella mezza frase secondo la quale i tedeschi sono “cattivi”, perché fanno surplus commerciale in USA, sfruttando ovviamente l’euro. Ebbene, una frase che, riportata dal Der Spiegel, ha fatto impazzire di rabbia i tedeschi, smascherando peraltro il loro giochetto, perché poi il portavoce del ministro degli Esteri tedesco, Martin Schaefer, è andato a dire che “il surplus commerciale della Germania non è né buono né cattivo, è il risultato dell’interazione tra domanda e offerta sui mercati globali“. Già, con l’euro, che sta ammazzando mezza Europa ma è – come si può vedere – una manna per i tedeschi. E seppure sia vero che nel documento finale vi sia una “condanna” delle pratiche protezionistiche, è chiaro ed è lampante che Trump, sull’argomento, ha imposto il proprio punto di vista.

Il secondo affondo si ha sul clima. Gli USA di Trump hanno preso tempo per l’adesione agli accordi di Parigi sul global warming. E’ noto che per Trump, tali accordi sono piuttosto sacrificanti per l’economia statunitense, tanto che il presidente USA già da un po’ pensa di cancellare tutti gli impegni presi da Obama. Ebbene, anche questa “presa di tempo” ha fatto schiumare di rabbia i tedeschi. Angela Merkel ci teneva così tanto che ci fosse un accordo sul clima (tanto che ha detto di essere “molto insoddisfatta del mancato accordo sul clima“), ma contro la determinazione del Presidente USA non ha potuto nulla.

Terzo affondo: l’immigrazione. Anche sul punto, Trump ha stoppato la Merkel e il suo codazzo europeista (tra i quali purtroppo c’eravamo noi). E’ ormai noto, infatti, che i leader del G7, dopo un primo tentativo di scrivere un pippone buonista e globalista, secondo il quale alla fine non ci sono frontiere e che l’accoglienza è un dovere ecc. ecc., hanno dovuto ripiegare su una striminzita dichiarazione dalla quale emerge l’unica posizione chiara sull’argomento: quella di Trump. Infatti, tale dichiarazione afferma (deo gratias!) “il diritto sovrano degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i loro confini e stabilire politiche nel loro interesse nazionale“.

Ebbene, finito il G7, puntuali arrivano le schiumate di rabbia tedesche. Il primo affondo arriva da Juergen Hardt, coordinatore dei rapporti transatlantici al ministero tedesco degli Esteri ed esponente della CDU della cancelliera Merkel, secondo il quale Trump ““ha perso una grande opportunità di far valere la sua aspirazione di leadership mondiale, come ci si aspetta da un presidente degli Stati Uniti“. Ma non è finita qui. Ecco il secondo affondo. Questa volta del Partito Socialdemocratico tedesco, a voce di Thomas Oppermann: la Germania dovrebbe rivedere la cooperazione con i servizi segreti americani perché Trump, è diventato “un rischio per la sicurezza dell’Occidente“.

E niente. Questi attacchi bipartisan partiti da Berlino dimostrano due cose. Primo, i tedeschi non potranno più fare il bello, il brutto e il cattivo tempo, come ai tempi di Obama. Esiste qualcuno che ce l’ha più duro di loro. Secondo. L’unico fuoco che potrebbe abbattere Trump è il fuoco “amico” del GOP in USA. Bisognerà dunque capire se i repubblicani e in generale l’opinione pubblica americana, abbiano invece gradito e approvato come il presidente ha gestito questo vertice. Gli interessi USA prima di tutto.

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