G7 e geopolitica. Quando l’Italia è solo la colonia di qualcuno

italia-colonia-g7-geopoliticaGli italiani sono esterofili. Anzi, ormai sono tedescofili: compriamo molto dai tedeschi (e vorrei ben vedere se così non fosse), e ora costoro ci passano pure la legge elettorale (che all’italiana sarà sicuramente un pasticcio). Insomma, dire che siamo colonia è poco: prima (e ancora) degli USA e poi anche dei tedeschi. Del resto, basti guardare al G7: eravamo i padroni di casa (per modo di dire), ma la verità è che eravamo puro ornamento; i veri interlocutori europei di Trump, al netto della May, erano la Merkel e Macron. L’asse franco-tedesco.

Le ragioni di questa condizione sono molteplici. Ne prendo in considerazione solo una, le più rilevante e determinante: la mancanza di una classe politica con le “palle”, e cioè capace di imporsi nella geopolitica come protagonista. La realtà però è che tale carenza è dovuta essenzialmente a due fattori: un fattore costituzionale e un fattore culturale-politico.

Quanto al fattore costituzionale, questo è afferente al sistema di governo. La nostra, infatti, è una repubblica parlamentare, i cui governi non sono espressione diretta della volontà popolare, ma il frutto delle infinite mediazioni dei gruppi parlamentari che poi formano le maggioranze volubili. Dunque sono governi che nascono monchi: privi di autorevolezza (dovuta al mandato popolare), incapaci di per sé di pianificare una strategia politica a lungo termine; la loro priorità è infatti garantirsi la sopravvivenza e non di fare gli interessi del popolo. Lo abbiamo visto: governi che vanno avanti a colpi di fiducia e decreti legge, per superare le trappole di un parlamento volubile e umorale; governi che obbediscono alle cancellerie straniere e non alle volontà del popolo italiano.

Il fattore culturale è noto. La nostra castrazione politica è avvenuta con la soccombenza nella seconda guerra mondiale. Lì siamo diventati ufficialmente colonia di qualcuno: e precisamente degli USA. Siamo stati attratti nell’area di influenza americana come gli altri paesi del blocco occidentale (e per noi, in realtà, c’era poca scelta: o di qua o di là, con l’URSS). L’antifascismo culturale poi ha fatto il resto: ha demolito qualsiasi velleità identitaria e nazionalista, aleggiando lo spettro di un rigurgito fascista nel nostro paese. La dominazione culturale del catto-comunismo (il sotto prodotto dell’antifascismo) e le rivoluzioni sessantottine, hanno formato una classe dirigente inetta e sottomessa alle potenze mondiali. L’avvento dell’Unione Europea è stato il colpo di grazia, perché se da una parte ha permesso alla Germania (che la seconda guerra mondiale l’ha provocata) di riprendersi tutto quanto aveva perso e anche di più, dall’altra ha svuotato definitivamente il nostro paese di quel minimo di sovranità e indipendenza che aveva.

Nel ventunesimo secolo, l’Italia, dunque, è quella che è: un ornamento in un consesso internazionale nel quale le decisioni vengono prese da altri, sottotraccia e attraverso canali privilegiati. Del resto, il tecnocrate Macron, quando ha vinto le elezioni francesi (con un generoso aiutino della stampa internazionale e delle élite), la prima telefonata non l’ha fatta a Gentiloni, ma alla Merkel. E ben sappiamo poi quali sono i progetti egemonici della Merkel per l’Europa, ai quali – certamente – l’Italia si adeguerà senza pronunciare un mezzo bah. Perché – detto papale papale – non ne è in grado, perché se militarmente siamo ancora una colonia americana, economicamente lo siamo della Germania, di cui siamo diventati il giardino di casa.

Soluzioni. Beh, è difficile cambiare un atteggiamento culturale come quello che ci hanno instillato settant’anni di sottomissione culturale e politica. La verità è che per cambiare servirebbe una rivoluzione o un evento drammatico come una guerra. E siccome questi eventi portano morte e distruzione, sono certamente da scongiurare. Dunque ci resta solo un immane lavoro politico, capace di ridestare l’orgoglio nazionale e dare nuova linfa alla nostra identità di popolo e nazione. Ma per fare ciò, dovremmo liberarci elettoralmente di quelle formazioni politiche che invece lavorano contro il nostro paese, contro ogni principio identitario e predicano multiculturalismo, globalismo e sudditanza dell’Italia all’Europa tedesca. Il che, purtroppo, è cosa più facile a dirsi che a farsi, vista la scarsa presa dei temi patriottici per le ragioni anzidette.

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© Foto di Johann Homann [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
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