Festa della Repubblica. Perché non c’è nulla da festeggiare

festa-repubblica-frecce-tricoloriOggi è la festa della Repubblica con tanto di parate davanti alle istituzioni e pranzo di gala al Quirinale. Eppure, ancora una volta, c’è poco da festeggiare. Anzi, per vero, non c’è nulla da festeggiare. Questa ricorrenza rispecchia l’essenza stessa dell’ipocrisia di un paese e di una classe politica che a parole celebra la patria, ma nei fatti – purtroppo – da troppi anni la svende e si lascia svendere allo straniero.

Del resto, cosa mai – noi italiani – possiamo festeggiare, dal momento che la nostra repubblica è in balia delle potenze straniere? Possiamo dire oggi che la patria italiana è forte, sovrana e indipendente? Possiamo dire che l’identità degli italiani e i confini del nostro paese sono ben tutelati e protetti e che nessuno potrà mai abbatterli o scalfirli? Possiamo fare un discorso che rivendichi il nostro diritto a decidere di noi stessi e del nostro futuro? Soprattutto, possiamo dire di no a Berlino, a Washington o a Bruxelles?

Ebbene, la risposta a queste semplici e ovvie domande purtroppo è solo e soltanto una: NO. Non lo possiamo fare. Perché l’Italia è sempre la colonia di qualcuno, e dunque tutta la retorica sciorinata oggi, le parate militari, i discorsi istituzionali e via dicendo, sono solo vuote parole che svaniscono alla prima folata di vento estivo. Oggi si festeggia la repubblica e si dà una parvenza di nazione al popolino educato dalla propaganda mondialista, domani si ritorna a essere quello che siamo: irrilevanti e succubi. Riprendiamo a obbedire ai diktat della Merkel, e ci adattiamo alle politiche di Berlino e di Parigi. Elemosiniamo qualche sconticino sui nostri conti a Bruxelles, e ci uniamo immancabilmente al coro di proteste perché Trump comunica che l’Accordo di Parigi sul clima è un’immensa idiozia che danneggia gli interessi americani.

Questa festa della repubblica è amara, perché la verità è drammatica: abbiamo una classe dirigente che in realtà non crede nella patria e nella nazione. Non crede nel diritto dell’Italia di essere pienamente sovrana e indipendente, così come costituzione vorrebbe. Non crede nel diritto degli italiani di difendere i loro confini e di desiderare un’immigrazione controllata e selettiva. Non crede all’idea che l’italianità non è un passaporto e che la cittadinanza non è uno status che si possa dare a chiunque a cuor leggero. Crede soltanto agli interessi dei potentati ai quali obbedisce; crede alle direttive delle cancellerie straniere, ed è tremendamente ottusa (o fa finta di esserlo), davanti allo scempio economico e sociale che si sta compiendo a danno nostro ogni giorno di più.

Non c’è nulla da festeggiare dunque. Dico di più: per me sarà festa della repubblica quando avremo una classe politica patriottica, sovranista, identitaria e orientata ad affrancarsi dalla stretta mortale dell’Unione Europea. Fino ad allora non riuscirò mai a festeggiare con l’orgoglio della mia italianità. Non c’è di peggio e di ipocrita che celebrare la patria mentre la si svende allo straniero.

  Commenta
E' stato un post interessante?1No1