L’eutanasia sociale dietro le leggi sulla “dolce” morte sullo sballo libero

sballo-eutanasiaUn progetto di legge (il DAT) per l’eutanasia e uno per liberalizzare la cannabis. Queste sono le altre priorità della maggioranza, dopo il tentativo di far passare lo ius soli (tentativo per ora fallito). Introdurre in Italia, per legge, la cultura della morte e dello sballo. Una corrosione totale dei valori della vita, immolati al principio del “io-voglio-poter-fare-tutto-e-lo-Stato-me-lo-deve-permettere”.

Ma sappiamo bene che ciò che si può o potrebbe fare, non sempre è lecito e opportuno farlo. E non lo è, non perché possa nell’immediato danneggiare qualcun altro (non a caso, il mantra è sempre questo: a te cosa cambia?), ma perché comunque corrompe la percezione che noi stessi abbiamo della vita e della morte, relativizzando la prima e rendendo un diritto assoluto la seconda. Il veleno, da personale, così si propaga e diventa sociale.

La verità è che quale valore costituzionalmente e universalmente tutelato, la vita viene vuotata della propria intangibilità per diventare diritto a sopprimerla. Del resto, già questo è avvenuto con la introduzione dell’aborto che ha di fatto stabilito che un feto non è un essere umano e che pertanto può essere eliminato quando è indesiderato. Con l’eutanasia, l’obiettivo non è dissimile. Squarciato il labile strato di ipocrita pietismo, l’idea che sorregge la filosofia eutanasica è che la persona malata (e forse un giorno persino quella depressa) debba essere eliminata perché inutile e costosa per la collettività.

Ma oltre la morte, non dimentichiamo che c’è pure lo sballo. Se non si può o non si vuole morire con un’iniezione (perché un giorno sarà possibile anche questo), ci si potrà comunque annientare lentamente con la droga. È una libertà anche questa, baby: quella di uccidersi bruciandosi i neuroni uno alla volta. E certo non costituisce un’alibi la tesi che sostiene che la cannabis non è una droga pesante e pericolosa. Una volta che si spostano i confini, li si vorrà spostare sempre più un là, fino ad abbatterli del tutto.

La drammatica realtà è dunque ineluttabile: se esiste uno stato di totale decadenza e disfacimento etico e culturale nella nostra civiltà, l’eutanasia e la liberalizzazione delle droga ne sono il suo più chiaro e inequivocabile sintomo (ma non l’unico). Ciò implica che la libertà di morire e di sballarsi non possono in alcun modo essere considerati esempi di progresso. Semmai sono vividi esempi di eutanasia sociale: l’unica già operativa da tempo.

  Commenta
E' stato un post interessante?0No0