Eutanasia. Come si trasforma il fine vita in un business

eutanasia-businessL’eutanasia è un argomento estremamente controverso, soprattutto alla luce del disegno di legge che giace in parlamento sul cosiddetto DAT (Dichiarazione Anticipata di Trattamento), in quanto qui è coinvolto il presunto diritto di scegliere se continuare a vivere o morire. Sembra in realtà un grande passo di civiltà permettere a una persona di poter decidere del suo “fine vita”. In realtà però ci troviamo davanti a una visione nichilista della vita in cui domina la degenerazione del concetto di libertà e il suo risvolto beceramente affaristico. Perché, là dove l’eutanasia è permessa, sono fiorite aziende che offrono i relativi servizi, lucrandoci.

Uno degli aspetti immorali dell’eutanasia è in realtà il messaggio intrinseco che essa trasmette: l’idea che chi sta male, debba essere eliminato o debba farsi eliminare, in quanto rappresenta un costo e un peso sociale. E questa idea viene veicolata attraverso il concetto di “pietà” per la persona che soffre. Il messaggio è chiaro: non devi lasciare soffrire chi è malato; per lui sarebbe meglio morire. Peggio è se poi questo “concetto” venisse esteso alla semplice decisione di morire, indipendentemente da uno stato di disagio psicologico o fisico (e in realtà, in molti paesi come l’Olanda, ciò è già permesso).

Il vantaggio delle pratiche eutanasiche dunque è doppio:

  1. Lo Stato sociale (sanità e assistenza) si libera di un costo, in quanto i famigliari o il malato rinunciano alle cure e all’assistenza, con un grande risparmio per il servizio sanitario nazionale e l’apparato sociale.
  2. Chi offre il servizio di eutanasia ne trae un profitto.

Ecco dunque come si estende il business anche in ambiti prima impensabili ed eticamente protetti dal sentire comune, e ciò in ragione della creazione di presunti diritti individuali, che nascondono invero il semplicemente l’intento affaristico dei grandi potentati economici. I quali, attraverso i media, l’informazione e la politica, premono per lo scardinamento dalla società di tutti quei valori etici universali che impediscono che la vita e le persone possano essere considerati elementi merceologici, e ciò con l’evidente scopo di aprire brecce di insano profitto.

Ma del resto, non possiamo affatto meravigliarci di questa grande voglia di rendere l’eutanasia un diritto, dal momento che il mentore di Macron, Jaques Attali, nel lontano 1981 dichiarava nel suo libro L’Avenir della Vie: «Quando si superano i 60/65 anni vive più a lungo di quanto non produca e allora costa caro alla società… Dal punto di vista della società, è preferibile che la macchina umana si arresti brutalmente piuttosto di deteriorarsi progressivamente. È perfettamente chiaro se si ricorda che i due terzi della spesa per la salute sono concentrati sugli ultimi mesi di vita». L’eutanasia, assolve perfettamente il compito dichiarato, permettendoci pure un profitto.

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