Europee. Il PD risorge e la Lega vittoriosa corre verso il “trappolone”

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Lasciate perdere i toni trionfali della Lega. Mi ricordano quelli del PD renziano che proprio alle europee aveva raggiunto il suo acme di consenso. Poi sappiamo come è andata a finire. E per la Lega, il declino potrebbe persino essere più veloce e più doloroso.

Ma attenzione: non intendo fare l’uccello del malaugurio. Tutt’altro. Non è necessario. E’ sufficiente sapere due o tre cosette della politica nel “vincolo esterno” per capire che questa vittoria è non solo inutile, ma in questo contesto parlamentare e nel deserto cultural-costituzionale che permea la politica italiana persino dannosa per noi che vogliamo il ripristino della legalità costituzionale e l’uscita dall’euro.

Vi domanderete dunque perché. Non voglio farla tanto lunga, anche perché ne ho già parlato. La Lega da qui a un anno è destinata a sgonfiarsi, e lo sarà per una serie di considerazioni che i “tifosi” non vogliono né vedere né vagliare. Vediamole noi.

Prima di tutto, il trionfo alle europee e il relativo tonfo dei grillini, creerà nuove tensioni nella ormai derelitta maggioranza. Delle due l’una: o nascerà un governo PD-5s oppure la crisi quasi inevitabile porterà la Lega a formare una nuova maggioranza di centrodestra, magari con la stampella di qualche grillino dissidente. Escludo, invece, quasi del tutto, elezioni a breve.

Quanto alla prima ipotesi, visti i risultati “frizzanti” del PD di Zingaretti, scordiamocela. E se per certi versi è un bene, per altri è un male. Perché? Perché il PD ha tutto l’interesse a stare all’opposizione e dunque a godere e trarre vantaggio (elettorale) dagli errori che commetterà la Lega al Governo, in un contesto istituzionale e mediatico completamente ostile; ostile perché la Lega e il centrodestra non hanno le risorse culturali per poter effettuare quello che notoriamente è noto come spoil system. E poi perché, al netto delle risorse cultural-costituzionali, la Lega è comunque un partito liberista e tutto sommato condivide le politiche supply side ed export led tipiche dell’ordoliberismo tedesco. Nella cultura economica leghista l’economia è quella hayekiana, mentre la spesa pubblica e l’industria pubblica sono cose parecchio brutte.

Dunque? Dunque la Lega, con o senza i 5s, con la vittoria alle europee, è semplicemente salita su un treno che è destinato a deragliare con la manovra di fine anno (il trappolone di cui ho già accennato). E già fra qualche settimana sentiremo il fragore delle ruote che tentano di frenare sulle rotaie che portano verso l’inevitabile, quando esploderà la crisi bancaria e lo spread inizierà a salire.

La questione dunque è semplice e si riduce alla preparazione del terreno per l’arrivo di Mario Draghi. Sicché, riassumendo, un eventuale Governo a trazione leghista (qualunque esso sia) che si limitasse a gestire l’ordinario nel recinto del vincolo esterno, e hayekianamente si preparasse a fare manovra da “incubo del contabile” come chiede l’Europa (su incombenza di spread e crisi bancaria, e Weidmann), arerebbe solo il terreno per il prolifico raccolto europeista che poi verrà usato per fare un Governo fidesticamente eurista o per ripristinare, al limite, in caso di segregazione dei capitali, una moneta sovrana ottocentesca. In questo contesto, rientra anche la partita per l’elezione del Presidente della Repubblica. Il raccolto sarà estremamente utile anche in questo campo.

Dunque, quando parliamo di vittoria leghista, esattamente di cosa parliamo? Una vittoria elettorale c’è ed è evidente, ma la politica non può certo ridursi a una costante campagna elettorale che porti un partito verso il suo massimo consenso. Quel consenso deve essere mantenuto e in questo caso è il politico che deve capire cosa voglia esattamente l’elettore, e cosa sia necessario al paese che si propone di guidare. Ed è proprio qui che casca l’asino. Non esiste nessuna consapevolezza di cosa sia necessario esattamente per l’Italia; o meglio, è facile saperlo, ma è la soluzione che non è in grado di attuare un partito liberista: misure antispread, riforma bancaria e industria pubblica (per dare priorità ai livelli occupazionali e riaffermare la sovranità statale nei settori strategici), in un’ottica di ripristino della moneta nazionale e di eliminazione dell’indipendenza della banca centrale. In altre parole, il ripristino della piena sovranità costituzionale, sottratta dai trattati UE.

La verità dunque è che semplicemente con un ipotetico Governo di centrodestra a trazione leghista, al netto di un atteggiamento critico verso l’immigrazione di massa, vedremo le stesse politiche economiche eterodirette, realizzate negli ultimi dieci anni, perché non c’è cultura, forza politica e consapevolezza per uscire dal paradigma neoliberista-eurista. E questo porterà inevitabilmente verso il trappolone. Del resto, ci fosse stata questa consapevolezza, non staremmo parlando di autonomismo differenziato, ma di uscita dall’euro e di riaffermazione della piena legalità costituzionale.

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