Elezioni 2018. La UE, con Junker, teme il voto in Italia. E ne ha ben ragione

Ieri, Junker, il commissario della UE, ha espresso i suoi timori per il voto in Italia, affermando che ci si dovrà preparare “allo scenario peggiore, cioè (a) un Governo non operativo in Italia“, intendendosi in questo caso non tanto un non-governo, che è impossibile non avere, quanto un governo “nemico” di Bruxelles. E non è un caso che egli aggiunga che “qualunque sarà l’esito elettorale, sono fiducioso che avremo un governo che assicurerà che l’Italia rimanga un attore centrale in Europa e nella definizione del suo futuro“.

Dunque, il vero problema non era e non è il caos del dopo-voto, quanto che dal voto salti fuori un governo a trazione sovranista e populista, e dunque capace – una buona volta – di imporsi e di imporre in Europa gli interessi italiani, che finora non sono stati fatti dai governi che si sono succeduti dal 2012 a oggi. Ergo, un Governo che abbia la capacità di “sfanculare” (detto volgarmente) la UE e l’euro, qualora – per riprendere le parole di Salvini – entrambi danneggino il nostro paese.

E’ questo il terrore dell’Unione Europea e dei suoi padroni, Berlino in primis, e poi Parigi: che l’Italia si desti mamelianamente e smetta di fare il cameriere e inizi a pretendere qualcosa di più da un baraccone sovranazionale che prende più di quanto dia, rimettendo in discussione sia i trattati e sia soprattutto l’adesione all’euro, il marco travestito che ha permesso alla Germania di fare allegri surplus alle nostre spalle. Dunque, si ritorna a quanto è già stato detto in questo blog: che in fondo in fondo, da Bruxelles, da Berlino e Parigi, tengono le dita incrociate per un governo delle larghe intese (che coinvolga le truppe cammellate dell’eurismo ideologico), guidato magari dal rassicurante Gentiloni, che proprio ieri è corso subito ai ripari, cercando di tranquillizzare Junker: “i governi … sono tutti operativi, i governi governano“. Come a dire, non si preoccupi Junker, che un governo in Italia ci sarà e sarà semper fidelis. Noi, naturalmente, tifiamo per l’infedeltà.

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