Ecco perché vogliono approvare a tutti i costi lo ius soli

ius-soliLo ius soli è una fissa del PD, e in generale del centrosinistra, da tempo. Le ragioni dello ius soli, al di là dei proclami e della banale retorica multiculturalista, sono prettamente politico-elettoralistici: gli immigrati tendono a votare a sinistra (si è visto in Francia), e dunque lo ius soli permetterebbe di creare quella base di consenso che vada oltre il tradizionale elettorato di riferimento, ampliando di fatto quella base e garantendo al centrosinistra, animato dal Partito Democratico, una solida e stabile presa sulle istituzioni democratiche.

Dunque, l’ansia di riconoscere facilmente la cittadinanza agli stranieri, senza nemmeno preoccuparsi dell’impatto sociale che questa legge avrebbe sull’identità e la cultura italiana nel medio e periodo, è ben giustificata dal ritorno elettoralistico e dunque politico dell’iniziativa. Almeno – dicevo – nel medio periodo. Nel lungo periodo infatti, vista l’evoluzione sociale e l’immigrazione che non accenna a diminuire (complice le pessime politiche immigratorie proprio dell’attuale maggioranza piddina), il consenso dei nuovi “italiani” è destinato a spostarsi verso quei partiti e quei movimenti culturalmente più affini alla loro etnia. E se anche non si spostasse, il loro peso elettorale sarebbe tale e tanto che le politiche dei governi sarebbero culturalmente e politicamente condizionati dal loro voto, almeno per alcuni aspetti secondari, come gli usi, i costumi e i rapporti sociali (non dimentichiamo infatti che oggi si assiste al fenomeno dello svuotamento della sovranità popolare: i cittadini eleggono i loro rappresentanti politici, che però rispondono alle élite finanziarie ed economiche incarnate nelle istituzioni sovranazionali).

Dunque non stupiamoci se oggi, l’attuale maggioranza ritiene (ancora) prioritario riformare la legge sulla cittadinanza (benché attualmente si sia fortunatamente arenata al Senato), affinché si possa diventare cittadini italiani per il sol fatto di avere frequentato le scuole pubbliche (ius soli mitigato). La ragioni e la convenienza politica ci sono. Mentre non esiste quella sociale e culturale. Anzi, la creazione artificiosa dei cosiddetti nuovi italiani, non potrà che portare a nuove tensioni sociali, a nuove emarginazioni e alla creazione di italiani di serie A e serie B (poi bisognerà stabilire quali siano gli uni e gli altri), come – del resto – accade in Francia, dove il multiculturalismo ha sostanzialmente fallito.

L’attuale legge sulla cittadinanza invece funziona benissimo. Soprattutto risponde all’esigenza di tutelare l’italianità, non solo sotto l’aspetto giuridico formale, ma anche sotto l’aspetto culturale e identitario. Il che, però non impedisce a chi volesse diventare italiano a tutti gli effetti, di diventarlo. Non bisogna infatti dimenticare che la legge 91/1992 prevede la possibilità che lo straniero acquisti la cittadinanza italiana dopo dieci anni di residenza in Italia (e sempre che abbia certi requisiti), ovvero contragga matrimonio con un cittadino italiano. Non solo, come recita l’art. 4, comma 2,  lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

E’ chiaro dunque che questa legge dimostri come la battaglia per lo ius soli sia solo una battaglia ideologica e politica che non ha altre finalità che quelle anzi citate. Diventare cittadini italiani solo perché si è fatto il ciclo scolastico della scuola dell’obbligo, è infatti un artificio e un non senso. Ma del resto, di artifici e non sensi, in questi ultimi cinque anni, ne abbiamo visti tanti. Quasi tutti a danno degli italiani. Questo non sarebbe certo l’ultimo.

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