Elezioni 2018. Cattolici e valori non negoziabili. Chi votare?

family-day-elezioni-2018Sui social (e non solo) si sta consumando un interessante confronto politico tra chi intende votare il Partito della Famiglia (PdF), fondato da Mario Adinolfi e chi invece ritiene che sia più utile per la strategia cattolica, fecondare i movimenti politici che più si avvicinano per ideali, tradizioni politiche e cultura ai valori propri del cattolicesimo. Partiti tutti che oggi hanno siglato un’alleanza politica ed elettorale sotto la bandiera del centrodestra.

Le posizioni sono distinte e distanti. I primi infatti ritengono che i partiti del centrodestra non siano in grado di garantire la tutela dei valori non negoziabili, quali famiglia, vita e matrimonio, portando avanti riforme che mirino a rafforzare i valori del cattolicesimo su queste tematiche. In altre parole, molte volte, questi valori sarebbero stati traditi anche dal centrodestra. L’esempio lo si fa in relazione alle unioni civili, che passarono proprio con l’apporto determinante dei centristi, oggi alleati (non tutti) sotto la bandiera del centrodestra. Ma poco cambia anche nel caso della legge che introdusse il divorzio breve, dove i voti del centrodestra furono numerosi.

I secondi tuttavia sostengono una strategia elettorale e politica differente e a più ampio raggio: fermo restando il netto rifiuto di trasformare il movimento di opinione del Family Day in un vero e proprio partito politico, ritengono sia più proficuo in termini di resa politica, “fecondare” i partiti del centrodestra, promuovendo persone e programmi che aderiscano ai valori non negoziabili, quali – appunto – famiglia, vita e matrimonio. Solo il centrodestra, infatti, possiede la forza politica, il bagaglio culturale e valoriale per garantire che certe leggi non passino e non vengano neanche promosse.

Chi ha ragione e chi non. Beh, io credo che ci siano valide e fondate ragioni in entrambi gli schieramenti. E’ comprensibile infatti la scarsa fiducia di chi pensa che comunque il centrodestra non sarà in grado di portare avanti un programma che miri a tutelare la famiglia, la natalità, la vita e il matrimonio. Il ragionamento è chiaro: se il centrosinistra su certi provvedimenti vota compatto e serra le fila, il centrodestra, troppo spesso lascia libertà di coscienza, e questo comporta inevitabilmente votazioni contraddittorie. Il rischio dunque è che se anche vincesse il centrodestra, certi provvedimenti potrebbero comunque passare in Parlamento. Non solo, è opinione diffusa che alla fine le leggi imposte dal centrosinistra nella passata legislatura non verrebbero in alcun modo toccate, anche qualora al Governo ci andasse il centrodestra.

Tutto giusto, eppure c’è chi invece ritiene che non sarà così, e anzi sostiene con forza l’idea che il consenso debba incanalarsi verso il centrodestra. Ciò per due ragioni: la prima – la più importante – è che se non vincesse il centrodestra, il M5S farebbe certamente un’alleanza con LeU e forse seguirebbe anche un pezzo del PD. Si aprirebbero in questo caso, scenari pericolosi, con la possibilità che vengano varate norme che intaccherebbero ancor più la famiglia, la vita e il matrimonio. Si pensi al matrimonio omosessuale, alla stepchild adoption, all’eutanasia, ma anche all’abolizione del vincolo di fedeltà tra i coniugi e all’omofobia. Leggi che in questa legislatura non sono passate soprattutto perché al Senato i voti non erano sufficienti. Ma le cose potrebbero cambiare con il MoVimento al governo. La seconda è data dal fatto che se si vuole davvero promuovere politiche giuste su questi temi, sia necessario essere forza di governo e avere dunque la possibilità di prendere decisioni. Dall’opposizione si può solo urlare e votare contro, ma non si può decidere nulla.

Ciò detto, quello che non mi spiego, alla luce della nuova legge elettorale, è perché il PdF abbia deciso di non apparentarsi con il centrodestra e abbia dunque deciso di correre da solo. Questa decisione avrebbe avuto senso (fino a un certo punto) in un sistema puramente maggioritario, ma in un sistema misto, dove i 2/3 dei parlamentari viene eletto con il sistema proporzionale, è qualcosa che sfugge alla mia comprensione di elettore. Ciò perché un apparentamento non solo non avrebbe intaccato l’identità partitica piddieffina, ma avrebbe persino rafforzato le possibilità di superamento della soglia del 3%: chi infatti condivide il programma del PdF non avrebbe avuto problemi a dargli il suo voto, ben consapevole che quel voto, qualora il partito non avesse superato la soglia, comunque non si sarebbe disperso, ma sarebbe stato distribuito proporzionalmente fra le liste parenti che l’avessero superata.

Io mi auguro che il Partito della Famiglia comunque superi la soglia del 3% e porti una piccola e agguerrita truppa in parlamento. Ne sarei felicissimo, soprattutto per l’impegno profuso dai suoi militanti. Ma è chiaro che un ragionamento puramente pragmatico, che vada oltre il cuore, suggerisce che sia più utile supportare pienamente il centrodestra affinché conquisti la maggioranza dei seggi e venga così impedito che il centrosinistra a trazione grillina possa arrivare al governo e varare determinate leggi. La scelta, anche in questo caso, spetta – come sempre – al singolo elettore.