Ecco perché DDL sulla punizione dei gesti “fascisti” è incostituzionale

incostituzionale-ddl-gesti-fascistiEcco che, quando iniziano a emergere le responsabilità politiche dei governi attuali di sinistra, relativamente alla gestione dei flussi migratori dall’Africa, l’opinione pubblica viene distratta da due fatti assolutamente marginali nel contesto attuale. Il caso di un imprenditore che ha creato un’area balneare per i nostalgici del fascismo, con tanto di oggetti e scritte relative al regime; e il caso del cosiddetto DDL Fiano, che introducendo il reato di cui all’art. 293-bis c.p., mira a punire i gesti e la commercializzazione degli oggetti del ventennio o di qualsiasi altro elemento elogiativo del regime fascista.

Ebbene, se nel primo caso, la polemica si è risolta con un divieto di proseguire con l’utilizzo di immagini e scritte fasciste all’interno dell’area, nel secondo caso, scoppia virulenta la polemica tra chi è pro e chi è contro questa norma; l’ennesima, palesemente liberticida. Già, perché la norma – nonostante quel che si dica – è autenticamente liberticida.

Infatti, se si può affermare che la nostra Costituzione vieta inequivocabilmente la ricostituzione del partito fascista, dall’altra – secondo giurisprudenza costituzionale e di cassazione ormai consolidate e cementificate – i semplici gesti elogiativi del regime (tra cui il cosiddetto saluto romano) e la commercializzazione di oggetti legati al ventennio, quando non hanno l’esplicita finalità politica di ricostituire il partito fascista, sono penalmente irrilevanti. Vietarli rappresenterebbe una palese violazione della libertà di opinione e di espressione del pensiero.

Sul punto, tanto per chiarire, è utile richiamare l’opinione delle Unioni delle Camere Penali Italiane:

La relazione tra la condotta ed il concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista, vietata dalla XII disposizione transitoria della Costituzione, rappresenta anche la garanzia del rispetto del principio di offensività della condotta stessa, sotteso al dettato del secondo comma dell’art. 25 della Carta Costituzionale. Non dunque, la semplice manifestazione del pensiero, in forma meramente elogiativa, o attraverso gestualità tipica, come il saluto romano, ma attività in qualche modo prodromica e comunque idonea a creare un concreto pericolo di ingenerare consensi ed adesione all’ideologia fascista e antidemocratica…

E’ chiaro dunque che quando si fa il saluto romano per celebrare un funerale o si vende un busto del Duce per guadagnare qualche euro, non si commette né si può commettere reato. Diversamente, si attribuirebbe ai gesti anzidetti un significato pericoloso che altrimenti non hanno. Sicché:

… l’ampliamento previsto dal DDL dell’area del penalmente rilevante anche a mere forme di manifestazione del pensiero e l’anticipazione della soglia di punibilità alla produzione o alla commercializzazione di beni raffiguranti immagini del regime per meri scopi commerciali, perdendo ogni relazione con il fine di ricostituzione del partito fascista, si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali sopra richiamati, così come già declinati nei plurimi interventi della Consulta in materia. Per altro verso, l’eventuale entrata in vigore della nuova fattispecie di reato, nella parte in cui non si pone in contrasto con i dettami della Costituzione, determinerebbe ampie aree di sovrapponibilità con le fattispecie già delineate e punite dalla c.d. “Legge Scelba”.Si è, pertanto, concluso affermando che l’approvazione del DDL determinerebbe l’entrata in vigore di una norma in parte incostituzionale ed in parte priva di concreti effetti.

Ecco perché la norma che si vuole introdurre – l’ennesimo reato di opinione – è palesemente ideologica e finalizzata semplicemente a reprimere ingiustificatamente la libera manifestazione del pensiero, il quale, sotto il profilo della offensività e di un possibile pericolo per l’ordinamento democratico, è assolutamente inefficace quando non presenta quei requisiti tipici che rendono i gesti, le frasi e la vendita degli oggetti del ventennio, finalizzati a uno scopo preciso: la ricostituzione del disciolto partito fascista.

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