E’ confermato. Agli italiani piace il presidenzialismo

La diatriba costituzionale sui poteri del Capo dello Stato, in ordine alla nomina dei ministri, e dunque il caso “Savona”, ha fatto emergere una voglia di presidenzialismo, che negli italiani alberga, in realtà, come sogno inconscio da anni. L’idea del capo di Stato che forma il Governo e dunque ne stabilisce l’indirizzo politico, ha conquistato gli italiani, più di quanto abbia conquistato i politici. Eccoli dunque, soprattutto quelli che hanno approvato l’operato del Presidente della Repubblica, evocare, seppure – ripeto – inconsciamente, l’idea del Capo di Stato che in realtà è anche capo del Governo. In altre parole il presidenzialismo.

Dunque, perché non riformare questa repubblica parlamentare e legittimare definitivamente e inequivocabilmente il Presidente della Repubblica a determinare l’indirizzo del Governo o addirittura a formarlo, come accade in Francia? Basterebbe modificare qualche articolo della Costituzione e il gioco è fatto. 

Naturalmente il presidenzialismo richiederebbe una trasformazione della natura del ruolo presidenziale, da potere neutro e apolitico, basato sull’irresponsabilità per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni presidenziali (art. 90) a pieno potere politico, basato sulla responsabilità politica per gli atti compiuti (art. 95). E questo implicherebbe dunque che il Capo dello Stato, in quanto titolare del potere di indirizzo politico del Governo, e sul quale gravano dunque le fondamentali scelte dell’esecutivo, dovrà inevitabilmente trovare la propria legittimazione nel corpo elettorale attraverso l’elezione diretta.

Non c’è scampo. Se il Capo dello Stato diventasse una figura politica, di parte, e titolare pieno del potere esecutivo, con potere di scegliere il Primo Ministro e poi gli altri ministri, egli non potrebbe che trovare la propria legittimazione nel voto popolare, l’unico in grado – ai sensi dell’art. 1 della Costituzione – di conferirla pienamente.