Due parole sul Franco CFA

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E’ salito alla ribalta il franco CFA, e cioè la moneta unica adottata da diversi paesi africani, per la maggior parte ex-colonie della Francia e con la quale tali ex-colonie mantengono forti (anzi fortissimi) rapporti economici e commerciali. La ribalta è venuta a galla grazie alle parole di Di Maio, secondo il quale la Francia – tramite il franco CFA – sfrutterebbe le sue ex colonie; parole che hanno irritato i francesi.

Ma vediamo un po’ cosa è il franco CFA. Ebbene – da Wikipedia – il franco CFA “è il nome di due valute comuni a diversi paesi africani, constituente in parte la zona franco“. Dunque il franco CFA sono due valute: franco CFA – CEMAC e franco CFA – UEMOA; ognuna riguarda una particolare zona dell’Africa e un particolare gruppo di Stati africani. 

Ebbene, la caratteristica di queste valute, che rappresentano una vasta area valutaria, riguarda soprattutto i vincoli a cui sono sottoposte. E precisamente: il cambio fisso con l’euro (prima con il franco francese); convertibilità piena del franco CFA/euro, convertibilità garantita dal Tesoro francese; fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi che adottano il franco CFA (almeno il 65% delle posizioni in riserva depositate presso il Tesoro francese, a garanzia del cambio monetario); partecipazione delle autorità francesi nella definizione della politica monetaria della zona CFA.

E’ intuibile dunque come la Francia eserciti un potere politico e monetario non indifferente sulle aree valutarie del franco CFA, a cui – come si è detto – partecipano Stati africani dai quali, almeno per alcuni, partono i flussi migratori per l’Europa (v. cartine). Che poi ci sia correlazione tra le politiche francesi nelle aree valutarie del franco CFA e l’immigrazione, questa è una questione controversa sia a livello politico e sia a livello economico. Esistono diversi autori che denunciano questa correlazione e in ogni caso denunciano l’uso “predatorio” del franco CFA, come del resto sembra emergere dall’articolo di Alberto Bagnai. Sicché l’euro africano (altro non è) non solo non avrebbe garantito la crescita dei paesi africani che la adottano, non solo non avrebbe evitato le guerre civili, ma addirittura avrebbe favorito le politiche predatorie sulle risorse di questi territori. Politiche che, inevitabilmente, alimenterebbero i flussi immigratori verso l’Europa.

Quale sia la verità, è difficile dirlo e personalmente non ho gli strumenti per dare una risposta definitiva. Ma è indubbio, almeno intuitivamente, che il franco CFA possa portare diversi vantaggi alla Francia, quanto meno nei termini che la Francia – depositaria del 65% delle riserve valutarie dei paesi africani aderenti alla zona monetaria – possa influire pesantemente sulle politiche economiche, finanziarie e commerciali delle sue ex-colonie. Influenza che per esempio non ha l’Italia.

Un interessante approfondimento: Italia Oggi

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