Due parole su moneta, monopoli e minibot

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La vis polemica sui minibot, immancabilmente, si è arricchita dell’argomento preferito dai detrattori della moneta sovrana, tifosi dell’euro, e cioè che questa – e di conseguenza i minibot – sarebbero come i soldi del monopoli (il noto gioco Hasbro), e cioè pezzetti di carta privi di valore.

Chiaramente è una fallace e insidiosa equazione, creata ad arte dalla propaganda eurista per convincere le persone poco propense a informarsi dell’idea che se uno Stato stampa  la propria moneta, in realtà sta stampando cartastraccia, priva di valore.

Ma non è così, perché allora, limitandoci ai tempi moderni, paesi come Svezia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone, Cina, India, Canada, Australia e via dicendo, farebbero proprio questo: stamparsi i soldi del monopoli; denaro, cioè, privo di valore e dunque cartastraccia. E mi chiedo: seriamente? Se vi mettessero in mano dollari americani o sterline inglesi, davvero pensereste che si tratti di cartastraccia, e cioè soldi del monopoli?

Chiaramente no. Dunque, dove sta l’errore di chi si ostina con pervicacia a sostenere che lo Stato che stampa il proprio denaro, sta stampando foglietti del monopoli? Il problema, carissimi, sta nel non afferrare che chi afferma questa falsità o lo fa perché difetta delle conoscenze sul funzionamento della moneta fiat, ovvero perché intende sostenere le ragioni del monopolio del denaro in capo alla BCE e dunque le ragioni del monopolio della politica monetaria in capo a un’entità priva di legittimazione democratica, che sfugge dunque al controllo della democrazia e della Costituzione.

La verità è che certe tesi, in qualunque modo le si affermi, dimostrano scarsa fiducia nella propria nazione, nello Stato e nella Costituzione, e dunque nei meccanismi democratici che stanno alla loro base. In altre parole, sono tesi che mirano a instillare e consolidare nell’opinione pubblica l’idea pericolosa che certi strumenti di sovranità non debbano essere affidati agli organismi costituzionali elettivi (Governo/Parlamento), ma a una élite illuminata e tecnocratica, che agisce al riparo dal processo elettorale.

Pochi i dubbi, come sono pochi quelli che riguardano la natura della moneta. Questa in verità esprime l’economia di un paese, e il suo valore è commisurato alla capacità di quel paese di produrre ricchezza. I soldi del monopoli, pertanto, sono quelli di un paese che non è in grado di produrre ricchezza. E siamo sicuri che l’Italia non sia in grado di produrre ricchezza?

Suvvia! Chiaramente no. Sappiamo tutti perfettamente che l’Italia ha un potenziale economico formidabile. Tanto che a coloro che ci dicono, quasi con disprezzo e disgusto, che la moneta sovrana è come il denaro del monopoli, possiamo ben rispondere che con il denaro del monopoli, l’Italia è diventata la quarta potenza industriale al mondo. Almeno finché non ha iniziato a utilizzare i soldi “veri”: l’euro. Da allora è iniziata la parabola discendente che ci ha portati a essere il paese che meno cresce in Europa; un paese che progressivamente si sta deindustrializzando e si sta impoverendo, proprio grazie alle strampalate teorie che, oggi, dileggiano la sovranità monetaria e la democrazia popolare-costituzionale, equiparandole alla sovranità del monopoli.

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