Draghi e il tramonto del Governo del “cambiamento”

—   Lettura in 2 min.

C’è il wishful thinking dei sognanti che pensano che questo Governo continuerà a fare faville e che rivolterà la UE come un calzino (qui per qualsiasi info contraria), portandoci magari (lentamente) fuori dall’euro, e c’è chi, realisticamente, invece ritiene che ormai l’esperienza del Governo del “cambiamento” (che non ha cambiato nulla), sia agli sgoccioli e che si stia lavorando in ragione dei vari riposizionamenti, in vista dell’arrivo di Mario Draghi.

Per quanto gli anni possano passare e per quanto siano evidenti gli errori passati (dai quali evidentemente non si è imparato nulla), puntualmente si ritorna al punto di partenza. La volontà popolare in un modo o nell’altro viene disinnescata dal vincolo esterno, e cioè da tutti quei lacci e lacciuoli normativi ed economici a cui è (stata) legata la nostra ormai decadente democrazia parlamentare, non più in grado per incapacità, debolezza e povertà culturale costituzionale della classe politica che la anima, di riaffermare la volontà sovrana del popolo italiano sul solco dei principi costituzionali.

A giugno o al più tardi a novembre, questo Governo cadrà, vuoi per mano di Salvini o vuoi per mano di Di Maio, ma cadrà, e allora arriverà Draghi, perché tutto ciò è già stato deciso da tempo. L’Italia non può finire – per troppo tempo – in mano ai “populisti” o a chi metta in discussione la prevalenza del vincolo esterno teorizzato e caldeggiato da Guido Carli, e sul quale sono state informate le politiche degli ultimi quarant’anni, ivi comprese le riforme costituzionali del 2001 e del 2012. Perciò, dopo la parentesi illusoria del “Governo del Cambiamento”, che in realtà non ha avuto la forza e forse nemmeno l’intenzione di cambiare qualcosa, i tasselli torneranno tutti a posto con l’arrivo del (quasi ex) governatore della BCE. Lo vogliono tutti: lo vogliono i media, lo vuole il deep state italiano, lo vuole l’industria italiana, lo vogliono le banche italiane, lo vogliono Francia e Germania, lo vogliono a Bruxelles, e lo vogliono persino alcune frange influenti dei partiti dell’attuale Governo, culturalmente legate all’ordoliberismo tedesco. Perciò, Draghi sarà considerato il “salvatore” dell’Italia, colui che ci porterà fuori da un pantano in cui i “populisti” ci hanno scaraventato (questa sarà la narrazione che andrà per la maggiore).

Quanto agli ultras del Governo, questi presto rimarranno delusi per la evoluzione repentina del quadro politico, perché non c’è cosa peggiore che risvegliarsi nella dura realtà, dopo un bellissimo sogno legato alle roboanti ma sterili dichiarazioni dei due leader che reggono l’attuale Governo, i quali mai hanno avuto intenzione di rompere davvero con il vincolo esterno imposto dall’asse di potere Berlino-Bruxelles-Parigi. La durezza del vivere che gli italiani devono imparare, del resto, passa anche per la frustrazione costante delle loro aspettative democratiche.

Se vuoi rimanere aggiornato sulla pubblicazione di nuovi post, iscriviti al canale Telegram