Destra oggi. Rivoluzione o reazione? Liberista o sociale?

destraIl mondo è letteralmente cambiato, rispetto al ‘900. Le regole del ‘900 non sono più valide oggi. Ecco perché non ha grande senso parlare di comunisti contro fascisti, e di contrapporre ideologie che ormai hanno fatto il loro tempo. Chi ancora lo fa, lo fa per comodità ideologica, e spesso per incapacità nel leggere il mutamento dei tempi, che ormai vedono un altro tipo di contrapposizione: quella tra sovranisti/populisti e globalisti/elitari. Il tutto in un vuoto ideologico senza precedenti.

Comunismo e fascismo. Concetti ideologici superati

In questo contesto, parlare di destra e sinistra, diventa difficile, se non impossibile e persino inutile, e ciò perché a destra, come a sinistra, troviamo la presenza di statalisti, neoliberisti, sovranisti e globalisti, in un’insalata che confonde l’elettore e rende inutile qualsiasi steccato ideologico definito nel ‘900, quando ancora esisteva una netta contrapposizione tra l’ideologia comunista (anti-mercato) e quella liberista (pro-mercato), mediata dalla presenza di ideologie miste (socialdemocrazie e keynesianismo), e dove il fascismo era relegato nel ghetto delle ideologie sporche e cattive.

Tutto questo è saltato, perché sono saltate le logiche politiche e culturali che reggevano quelle ideologie, figlie del fallimento del liberismo ottocentesco. Del resto, il comunismo, come ideologia totalizzante, è morto e sepolto già da un ventennio. Parlare di comunismo oggi, è come parlare di fascismo: sa di roba vetusta, vecchia e ammuffita. Sono moloch del ‘900, la cui utilità ideologica oggi è pari a zero.

Il neoliberismo globalista

E’ incontestabile semmai che in questo primo scorcio di ventunesimo secolo, la vittoria ideologica vada assegnata al neoliberismo, al concetto di Stato leggero, che nega i diritti sociali e si disinteressa delle dinamiche del mercato, libero, preponderante e tirannico. Soprattutto va assegnata a quell’idea dominante che concepisce e tenta di realizzare il neoliberismo globalista, il cui scopo primario è superare il concetto di Stato-Nazione per la realizzazione di una governance mondiale (quella che il complottismo, con molta fantasia, definisce “Nuovo Ordine Mondiale”), dominata dalle élite ultra-capitaliste, che in questo senso incentivano la disgregazione delle identità nazionali, attraverso la fluidificazione dei concetti aggreganti e identitari quali la famiglia e la fede, e lo spostamento di masse di persone da un continente all’altro, soprattutto verso quei paesi e quei continenti dove le strutture democratiche, lo Stato di diritto e le identità nazionali sono ancora forti (Europa), con l’unico scopo di disgregarle per finalità prevalentemente economiche (abbattimento del costo del lavoro, regressione dei diritti sociali).

Destra come “rivoluzione

La domanda, davanti a questo scenario, è chiara: ammesso abbia un senso parlare ancora di destra, quale connotazione dovrebbe avere questa destra? E’ indubbiamente da escludere che oggi la destra riproponga ideologie vetuste, o comunque fallimentari e totalitarie, come il fascismo. E d’altra parte non può né deve rassegnarsi ad essere colonizzata (ideologicamente) dal neoliberismo (la cosiddetta “destra” liberista). La destra moderna ha una sua missione: tutelare e preservare l’identità del popolo a cui appartiene, il suo territorio, la sua cultura e la sua memoria storica. Non è né dovrebbe essere compatibile con un concetto di società mercantilistica, globalista e mondialista. Il che, pone un primo steccato che differenzia questa idea di destra rispetto al resto dell’offerta politica, omologata su basi europeiste-mondialiste-neoliberiste. Non solo, la destra contemporanea dovrebbe tutelare senza dubbi ideologici, i concetti che stanno a base della normale convivenza civile: la famiglia naturale, il matrimonio e i valori della cristianità, mai come oggi attaccati dal mondialismo neoliberista, che li considera un ostacolo alla propria dominazione ideologica.

Dunque, reazione o rivoluzione? E’ un paradosso, ma oggi la destra – normalmente identificata come reazione e dunque come conservazione dello status quo – deve giocoforza essere rivoluzione. Nel momento in cui lo status quo e la reazione sono il globalismo, il neoliberismo, il progressismo liberal (l’altra faccia della medaglia neoliberista), e dunque l’idea che tutto deve essere dominato dalle logiche del mercato (comprese le relazioni umane), la destra non può che essere rivoluzione che riponga nuovamente la famiglia, le tradizioni, l’identità, l’economia sociale e la sovranità nazionale al centro del dibattito politico.

Nascita e affermazione di una destra costituzionale

Alla luce di quanto detto, è chiaro che la destra attuale, seppure non debba perdere i connotati patriottici e identitari mutuati dal ‘900, non può più contrapporsi, né dovrebbe avere interesse a farlo, alla Costituzione del ’48, poiché la nostra carta fondamentale racchiude in sé, quanto meno nei principi fondamentali e nei rapporti economici, tutti gli elementi necessari per costruire una destra patriottica e identitaria, che ponga al centro della propria azione politica l’Italia, l’interesse nazionale e un sistema economico che pur non negando l’iniziativa economica privata (cuore pulsante di ogni economia sana), assegni allo Stato un ruolo chiave per evitare che il libero mercato crei sperequazioni intollerabili. Una destra dunque capace di dare alla nostra patria un proprio ruolo nel mondo, senza che questa rinunci alla connotazione di Stato nazione, rifiutando in questo senso qualsiasi visione europeista e/o mondialista, che implichi una subdola e intollerabile cessione di sovranità a entità elitarie, il cui interesse – sappiamo – non è quello nazionale.

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