Delirio americano: aborto fino la nono mese

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Ormai siamo al delirio totale. Nello Stato di New York (USA), a maggioranza democratica, è stato approvata una legge, il Reproductive Health Act (RHA) che permetterà alla donna di abortire fino al nono mese di gravidanza. Avete capito: nono mese di gravidanza. Già di per sé l’aborto è un evento negativo, traumatico, un meccanismo malthusiano per selezionare le nascite e per limitarle, con la scusa della tutela della salute della donna. Ma addirittura permetterlo fino al nono mese di gravidanza, e cioè quando un bambino ormai è fatto e finito, diventa – a mio modo di vedere – omicidio.

Io mi chiedo come si possa partorire una legge simile, tanto che se c’è qualcosa che meritava di essere abortita sarebbe stata proprio una legge come questa. La quale viene giustificata con la incapacità del bambino di sopravvivere e con la omnicomprensiva tutela della salute della donna (in realtà – in ossequio al vocabolario politicamente corretto transgender – la legge parla di persona). In altre parole, l’aborto dopo la 24ma settimana – soprattutto è questa la terribile novità – viene giustificato con con una valutazione sulla incapacità del bambino di vivere autonomamente fuori dal grembo materno, ovvero qualora vi sia un pericolo per la “vita o salute” della donna. Ed è soprattutto qui che casca l’asino: la salute viene valutata a 360°, e dunque viene presa in considerazione anche quella psicologica o presunta tale, con tutte le implicazioni che ben potete immaginare.

A chiudere il cerchio poi intervengono rispettivamente la norma che permette l’aborto con l’assistenza di un operatore sanitario che non necessariamente deve essere medico e quella secondo la quale lo Stato non potrà intromettersi nell’esercizio di questo diritto, sicché – come hanno poi sottolineato molte associazioni prolife – la legge porterà inevitabilmente al calpestamento della libertà d’espressione e di coscienza dei prolife e degli obiettori (ostetriche e medici inclusi), perché di ostacolo al diritto della donna di abortire.

Deprecabile, infine, è la definizione di persona che viene data dalla legge sull’aborto newyorkese: “è Persona … un essere umano che è nato ed è vivo”. Questo significa che un bambino non ancora nato è meno che niente. Non conta nulla. Soprattutto non ha diritti.

Io mi auguro che Donald Trump e tutte le associazioni prolife, e persino la Chiesa, facciano valere il loro peso e la loro influenza per fermare questo scempio e questa deriva. Diversamente, il rischio è che poi questa visione malthusiana della società, che affligge soprattutto la cultura occidentale, si propaghi nel resto degli Stati Uniti e poi dagli Stati Uniti nel mondo, fino a noi.

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