Del (neo)fascismo e dell’antifascismo

Come qualcuno ha detto, gli ultimi fatti di cronaca ci riportano alla memoria gli anni di piombo, con uno scontro ideologico tra i cosiddetti “antifascisti” e i neofascisti, ove però – ed è paradossale – la parte più violenta non sembra essere quella neofascista, ma quella che ha la pretesa di difendere i valori dell’antifascismo costituzionale, nonostante le azioni violente ne contraddicano lo spirito, i principi fondamentali e i valori.

La verità è che queste “aggressioni” in nome dell’antifascismo hanno poco a che vedere con la difesa della libertà di espressione e dei principi della democrazia; del resto come si può difendere entrambi, attaccando in modo violento l’avversario, criminalizzandolo e impedendogli di parlare e manifestare? Emerge, evidente, la contraddizione logica e ideologica di chi, proclamandosi antifascista, impedisce agli altri di manifestare le proprie idee e i propri progetti politici, soprattutto quando sia l’una che gli altri vengono fatti nel rispetto del sano dibattito costituzionale e non si pongano come obiettivo il sovvertimento dell’ordine democratico e costituzionale.

Le idee e i programmi politici, se ostili, si combattono con le idee e i programmi politici, e non con la violenza e l’intolleranza verso l’avversario. Personalmente, da destra – una destra sociale, costituzionale e patriottica – se non condivido nulla del neofascismo, in qualunque forma esso si presenti, ritengo indegno e inaccettabile che l’antifascismo venga rappresentato da chi distorce i valori costituzionali che invece parlano la lingua del dialogo, del confronto civile e del rispetto per chi ha una visione della società differente.

La realtà, comunque, ha poco a che vedere con le ideologie, e oggi è legata, più pragmaticamente, a un evento politico imminente e dirimente per il nostro prossimo futuro: le elezioni. Ecco dunque che il mantra del pericolo fascista, legato agli episodi di cronaca ai quali abbiamo assistito nelle ultime settimane, sembra avere un obiettivo preciso: persuadere l’opinione pubblica, e in particolare in quella che oggi è ancora indecisa sul voto, che sostenere una coalizione di centrodestra a trazione “populista”, possa portare a un rigurgito “fascista”, pericoloso per la nostra democrazia.

E’ questa la mia modesta impressione, connessa all’idea che dopo sette lunghi anni, il centrodestra torni a governare questo paese e magari raddrizzi un po’ di cose (forse), ripristinando quel minimo di amor di patria, offuscato e svalutato dalla pessima politica dei governi di centrosinistra. Meglio dunque limitare i danni, cercando di forzare il consenso verso lidi più “tranquilli” e politicamente petalosi, che scongiurino il bau bau “populista”, “razzista” e “xenofobo”, per poi servire al popolo credulone il governo delle larghe intese, insipido e servile nei confronti del vero nemico del nostro paese, che non è il fascismo morto settant’anni fa, ma è l’euroburocrazia e le sue politiche di austerità, che ci annientano un poco alla volta come popolo, come nazione e come Stato sovrano.

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