Fuggiti dall’Italia 500 mila giovani. Facciamoci qualche domanda

emigrazione-italiaIn questi giorni infiamma il dibattito sullo ius soli. Sull’argomento è abbastanza chiara la posizione assunta su questo blog: lo ius soli non è una legge utile, e anzi è una legge che distrugge la nostra identità, la nazione italiana ed è persino gravosa economicamente. Fortunatamente, per ora, il DDL, all’esame in senato, è stato parcheggiato, anche se è manifesta la volontà di questa “maggioranza” di renderlo legge entro l’estate o comunque entro l’anno. Le ragioni che stanno alla base della “spinta” verso l’approvazione di una norma che per la stragrande parte dei cittadini è considerata “inaccettabile” sono legate al solito buonismo (“lo dobbiamo ai piccoli stranieri che sono nati in Italia e che conoscono il nostro paese come unica loro patria”), ma anche a un’idea di rimpolpamento legata alla bassa natalità e all’emigrazione dei nostri giovani.

E a proposito di emigrazione, cinquecentomila sono i giovani italiani che hanno lasciato il nostro paese tra il 2008 e il 2016, perché qui non hanno prospettive. Una vera e propria emorragia che dimostra e certifica l’inadeguatezza di una classe politica che se da una parte propone, da circa un ventennio, assurde ricette economiche di tipo rigoristico e contabile, legate a una visione neoliberista ed eurogermanica dell’economia, dall’altra esprime uno scarso spirito di appartenenza, che crea disaffezione e disillusione nelle nuove generazioni di italiani, le quali vedono nell’espatrio opportunità qui ormai precluse; l’alternativa, d’altra parte, è la morte professionale, economica e persino sociale. Sul punto, è emblematica la drammatica storia dei due giovani morti nell’incendio della Grenfell Tower in Londra, “fuggiti” dal nostro paese perché non riuscivano a trovare un lavoro dignitoso che permettesse loro di realizzarsi professionalmente e umanamente.

In questo contesto desolante, acuito da un’immigrazione incontrollata, dequalificata e inarrestabile, imporre lo ius soli è semplicemente incoerente. Per usare un paragone social, è come rimpinguare la pagina Facebook della nostra azienda con i “mi piace” acquistati a pacchetto e non targettizzati. Del tutto inutile e persino controproducente, perché mira a risolvere nel modo peggiore un problema di visibilità, creando utenza fittizia. Ebbene, nel caso della cittadinanza facile, ciò si traduce nel tentativo di risolvere il problema demografico e di emigrazione, creando popolazione italiana che sarebbe italiana solo nel passaporto, poiché in tal caso si inverte il rapporto naturalizzazione-cittadinanza, anteponendo l’effetto (la cittadinanza) alla causa (naturalizzazione).

Facciamoci dunque qualche domanda? Perché imporre lo ius soli e lo ius culturae in questo contesto socialmente decomposto e inadeguato? Perché non attuare invece politiche serie su famiglia e natalità italiana? Perché non cambiare le politiche economiche in senso espansivo, eliminando assurdità come il vincolo di bilancio, e licenziando le regole europee imposte con il trattato di Maastricht? Perché non rimettere al centro dell’azione politica le norme della Costituzione dedicate ai rapporti economici, disattese e tradite con i trattati europei? Perché permettere che le nuove generazioni di italiani, per le quali lo Stato ha speso fior di quattrini in sanità e istruzione, fuggano dall’Italia e contribuiscano al benessere dei paesi di destinazione, e nel mentre – citando Renaud Camus – permettere che l’Italia assuma il triste ruolo di vecchia badante che alleva i figli di altri popoli, nella fallace e vanitosa convinzione che questi popoli abbiano la nostra stessa idea di nazione, di cultura, di civiltà e di identità?

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