Cosa c’è veramente dietro il “mammismo” dei quarantenni

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Periodicamente esce una bella indagine nel quale viene data un’informazione statistica precisa: i figli restano a casa fino a tarda età. L’accusa sottile è questa: stanno comodi, non vogliono fare sacrifici, non vogliono spostarsi e dunque si adattano a vivere sulle spalle di mamma e papà. In altre parole, sono dei poltroni, dei mammoni e non amano le responsabilità.

L’apparenza inganna, e l’informazione di più. Perché ciò che veramente rileva, davanti a un quadro così desolante, non è tanto la propaganda che vuole queste persone tutte mammone e poco propense a crescere, quanto il perché viene data questa idea di persone pigre e scarsamente inclini a una progettualità di vita indipendente.

La verità è che se esistono davvero persone incapaci di lasciare il proprio nucleo familiare d’origine per formarne uno nuovo, è perché ciò è conseguenza dello stesso progetto ideologico dal cui pulpito si fanno queste accuse di mammismo.

Sembra un paradosso, ma non lo è: il mammismo non è un fenomeno legato realmente alla scarsa voglia dei figli adulti di lasciare il nido materno, quanto l’effetto di un sistema economico, politico e sociale che ha demolito ogni prospettiva di realizzazione personale che non comporti lo sradicamento sociale e culturale, la negazione della propria libertà di stabilimento, e in ultimo la dignità economica della persona umana.

E questo sistema è il neoliberismo, nel quale a forza ci hanno ficcato da qualche decennio, che considera le persone “merci”, il cui costo lavoro deve essere il più basso possibile. E perché questo costo sia il più basso possibile, devono – guarda caso – realizzarsi cinque condizioni:

  1. che i livelli occupazionali non siano ottimali e dunque comportino una disoccupazione strutturale del 10-15% della forza lavoro;
  2. che l’età pensionabile venga fissata sempre più avanti nel tempo;
  3. che le tutele sociali e lavoristiche vengano ridotte il più possibile;
  4. che si perseguano politiche economiche e monetarie deflazionistiche;
  5. che si favorisca l’immigrazione economica, rendendo più blande le condizioni di accesso nel territorio dello Stato.

L’avveramento di queste cinque condizioni impatta negativamente sulle prospettive di crescita demografica autoctona e ritarda notevolmente – se non lo ostacola definitivamente – l’accesso al lavoro delle nuove generazioni.

Il messaggio che viene dato è chiaro: se vuoi avere un’occasione economica reale, devi essere disposto a lavorare per un tozzo di pane e senza particolari tutele lavoristiche (perché la domanda di lavoro è alta e ci sono immigrati che sono disposti a fare il lavoro che tu non vuoi fare per un tozzo di pane); devi essere disposto a non formare una famiglia o a formarla il più tardi possibile (perché il lavoro sottopagato è prioritario e c’è chi è disposto a farlo senza grandi pretese). Soprattutto però devi essere disposto a spostarti dal tuo luogo d’origine verso dove sei necessario (perché l’emigrazione economica è un valore ed è una necessità).

In questo contesto il conflitto sociale su scala generazionale è il leit motiv ideologico neoliberista il cui scopo è alimentare nelle nuove generazioni l’idea che la loro situazione disastrosa è causata dal sistema economico precedente che ha permesso ai propri genitori di vivere “al di sopra delle loro possibilità” (conoscete il ritornello). Sicché, quel sistema sociale ed economico precedente – quello dei loro genitori, appunto – è la ragione ultima del perché loro tardano a realizzarsi. Questo leit motiv induce perciò a colpevolizzare le generazioni precedenti, affinché le nuove accettino condizioni di vita e restrizioni economiche peggiori in un’arena sociale nella quale vige la legge del più forte (il più competitivo al ribasso). E questo porta, poi, al fenomeno del mammismo, come conseguenza per tutti coloro che, per una qualsiasi ragione, non riescono a scendere nell’arena della competizione al ribasso.

Il mammismo dunque è un fenomeno ricercato e voluto nel quadro socio-economico neoliberista. E’ la frusta ideologica attraverso la quale i neoliberisti possono punire psicologicamente le nuove generazioni per indurle ad accettare lo sradicamento culturale, la mobilità lavorativa, la precarietà e dunque, in ultimo, condizioni economiche e sociali peggiori. Se non vuoi essere accusato di mammismo, se non vuoi essere considerato un pigro e un fallito, hai solo una possibilità: accetta qualsiasi lavoro per poco dignitoso che sia, spostati lontano dai tuoi affetti e dalla tua terra e vai dove vieni richiesto, perché le alternative sono la nullità economica e la gogna sociale.

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