Contrordine compagni: siamo nì-euro!

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Pensavo di averle lette e sentite tutte ormai. Evidentemente mi ero sbagliato. Accusato di essere diventato un “tuttosubitista”, perché non comprendo la strategia, ora inizio a vedere le cose più chiaramente. Da una parte abbiamo Savona che – ahinoi! – parla dell’inevitabilità degli Stati Uniti d’Europa, seppure – come suggerisce Claudio Borghi in questo tweet – trattasi di un modo per dimostrare un’Europa idealizzata che davanti ai no dei tedeschi si dimostra per quello che è: un’utopia. Un ragionamento affascinante, alla quale ho sinceramente creduto in passato, che però ha due difetti. Primo, Savona non sembra avere questo intento; anzi, mi pare che creda davvero nella Politeia. Secondo, nonostante i nein tedeschi, non credo esista la forza politica per uscire dall’Unione Europea.

Il che conferma l’impressione che molti tuttosubitisti (che – ricordo – non sono i duropuristi, altra categoria) hanno cominciato a intuire da qualche mese a questa parte, e cioè che non solo non esiste alcun piano B per uscire dall’euro, ma addirittura non esiste proprio nessuna intenzione di farlo. Semmai esiste l’intenzione di rimanerci, alimentando l’idea che si possa cambiare l’Europa dal di dentro (sic!).

Il no-euro diventa così il nì-euro. Non un sì-euro (questo lo lasciamo ad altri), perché comunque un certo euroscetticismo di fondo rimane – quanto meno elettorale – ma un . Come dire: l’euro non ci piace, ma ce lo teniamo e vediamo se sarà possibile cambiare le regole del gioco dentro l’Unione Europea, che è un po’ come sperare di cambiare il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole.

Qualcuno ora potrebbe dirmi: ecco, dunque non essendo possibile, necessariamente l’Europa crollerà e tutti riprenderanno la loro sovranità.

E chi lo ha detto? Questo è successo in Grecia? Non mi pare. Questo è successo in Italia nel 2011? Non mi pare proprio. L’euro vuole sopravvivere perché sono in primo luogo i tedeschi a volerlo; perciò, finché l’euro farà comodo ai tedeschi, rimarrà in vita e l’Italia – nonostante i nein alla Politeia di Savona – non uscirà dal sistema (troppo profondo l’indottrinamento europeista degli italiani); certo non per via endogena.

Il nì-euro dunque è semplicemente un’operazione di comunicazione elettorale formidabile: siamo “sovranisti”, ci piace la sovranità nazionale, ma siamo pure europeisti, seppure “critici”, che vogliono per questo tentare (il fallimento è però quasi certo) cambiare la “cella” europea dal di dentro, per renderla più comoda e spaziosa.

Il bello è che questo nuovo corso “semi-sovranista” sembra non abbia contagiato solo la Lega qui in Italia, ma abbia contagiato anche il Rassemblement National (ex Front National) di Marine Le Pen in Francia. Così anche l’euroscettica Marine – forse gasata dalle difficoltà di Macron e dai ridenti sondaggi – dichiara che non serve uscire dall’euro, ma che – con Salvini – rivolterà l’Europa dal di dentro. Un nì-euro in piena regola che riprende un po’ (troppo) – ma guarda un po’ – le idee dell’ex ministro greco, Varoufakis.

@photo credits: Emmanuel d’Aubignosc [GFDL or CC BY 3.0], via Wikimedia Commons

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