Cittadinanza. Se in Italia esiste già la norma sullo ius soli

cittadinanza-ius-soliLa propaganda che promuove lo ius soli sostiene che in Italia si può diventare cittadini italiani solo per sangue. Questo – secondo tale falsa propaganda – è contro il progresso civile (ma dove l’ho già sentita questa balla? Ah!, sì, per le unioni civili). Ebbene, a parte il fatto che il 90% dei paesi del mondo, adotta come criterio di acquisto della cittadinanza, lo ius sanguinis; a parte questo, mi si dovrebbe spiegare perché sarebbe “incivile” prevedere lo ius sanguinis, mentre sarebbe “civile” prevedere lo ius soli.

I misteri dei sinistri politicamente corretti a cui piace fare i mondialisti e gli immigrazionisti con il popò degli italiani. Ma non è di questo, che in realtà vorrei parlarvi. Anche perché qualcosina l’ho già scritta in precedenza. Quello su cui mi vorrei focalizzare, è quella norma che i furbetti dello ius soli mai si occupano di evidenziare: l’art. 4, ultimo comma della legge 91/92.

Questa norma – udite, udite! – in verità già prevede proprio quello che loro oggi dicono di voler introdurre e che manca nel nostro ordinamento: lo ius soli, o se vi piace di più, lo ius culturae. Ma leggiamola la norma, affinché il lettore poi possa condividerla con i suoi conoscenti e prenda coscienza della grande mistificazione che si nasconde dietro la propaganda:

Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

Dunque, se la lingua italiana non è un’opinione, mi pare francamente indubbio che nel nostro ordinamento già esiste lo ius soli. Solo che, a differenza di quello che vorrebbero introdurre il PD, con la stampella del M5S e forse anche di FI, prevede che lo straniero nato in Italia, prima di diventare cittadino, debba avervi risieduto ininterrottamente. Dunque, tradotto, si nasce in Italia, si vive in Italia, si frequentano le scuole italiane e infine, al compimento della maggiore età, si sceglie se prendere la cittadinanza oppure no.

Ditemi voi ora che ragione c’era e c’è, di modificare la legge sulla cittadinanza, stabilendo che diventa cittadino italiano chi nasce in Italia e frequenta la scuola dell’obbligo, eliminando il criterio della maggiore età e, soprattutto, l’aver vissuto ininterrottamente nel territorio italiano. A voi le debite e facili conclusioni, tenendo presente che la legge che vogliono imporre è per giunta retroattiva: ciò significa che d’un colpo, dall’oggi al domani, diventeranno cittadini italiani persone che magari non vivono più in Italia, o peggio, persone che non si sono integrate e non hanno alcun legame culturale e affettivo con il nostro paese. Senza contare che poi questi “nuovi” cittadini, traineranno con sé i loro famigliari, ai quali – per via del ricongiungimento famigliare – non gli si potrà più negare il visto. Banlieue, tensioni, emarginazioni e scontri etnici, a breve su questi schermi.

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