Ci risiamo. L’Europa e i mercati vogliono un programma che rassicuri sui conti pubblici

Niente colpi di testa per il futuro governo, di qualunque colore esso sia. Niente sovranismo, nemmeno soft. Niente di tutto questo. Semmai tutt’altro: rassicurazioni per i mercati e per l’eurocrazia sulla tenuta dei conti pubblici. Niente grilli per la testa né con i redditi di cittadinanza né, pure peggio, con l’abolizione della legge Fornero. E che dire poi della revisione dei trattati? Neanche a parlarne. Di fatto, il Governo prossimo venturo dovrà essere la continuazione di quello precedente per la gioia di Berlino e Bruxelles, che invece temono la svolta – diciamo – “populista”.

Il Quirinale, su questi temi, per ora ostenta una certa tranquillità e una certa neutralità, ma è chiaro che la speranza e l’idea siano queste. Del resto, la preoccupazione del Colle attiene proprio alla possibilità che con l’intesa Salvini-Di Maio si formi un forte asse euroscettico che possa rimettere in discussione i trattati e l’adesione dell’Italia all’Unione Europea, e questo nonostante il M5S sia davvero poco incline a intraprendere una siffatta strada. 

Ma se dovesse accadere? Se dovesse accadere, è chiaro che il Colle potrà fare ben poco per impedirlo e certo non basterà la moral suasion che sovente il Quirinale ha esercitato nei confronti dei Governi in carica per indurre un certo comportamento politico. Quelli che veramente potrebbero fare qualcosa, sono invece i mercati, che potrebbero far salire vertiginosamente lo spread per costringere il Governo italiano a più miti consigli. Il che, peraltro, certificherebbe ancora una volta che i processi democratici del nostro paese sono ormai depotenziati e sottomessi al potere della finanza eurista.

Perciò, caso mai dovesse accadere, sarà necessario prendere i dovuti accorgimenti per impedire che l’Europa e i mercati mettano sotto ricatto l’Italia. Non deve affatto ripetersi quanto accaduto nel 2011, quando Silvio Berlusconi valutò seriamente di portare l’Italia fuori dall’euro, e l’Europa e i mercati lavorarono intensamente per farlo fuori, cosa poi accaduta nel novembre 2011.