Ci estingueremo per i nostri sensi di colpa

concerto-manchester-estinguersi-colpaManchester, orrore. Una bomba esplode e muoiono una ventina di persone innocenti: il nostro futuro. Subito i pompieri del multiculturalismo si affrettano a precisare che no, non c’entra nulla con l’immigrazione senza regole e non filtrata, con la bellezza dell’essere una società colorata, dove il kebabaro lavora a fianco del pizzaiolo, e dove i bambini non fanno distinzione in base all’etnia. Tutto vero e tutto falso allo stesso tempo: il kebabaro ha la sua religione che propone una società che non contempla l’integrazione e il multiculturalismo, e se costui, a un certo punto, si vedrà costretto a scegliere tra la società regolata dalla sharia e le leggi laiche e libertine dell’Occidente, non è detto che scelga la seconda. E i bambini prima o poi crescono, e alcuni di loro, purtroppo, se non finiscono a sfasciarsi di alcol e droga, finiscono con il radicalizzarsi per poi farsi esplodere in nome di Dio.

La società multicolore è solo un mito, il parto della fantasia di un Roddenberry qualunque, di un ottimismo che rasenta l’ottusità e la cecità, perché non vede la realtà: il multiculturalismo è una chimera. E’ solo una fallace teoria, veicolata per altri fini e altri obiettivi, che non sono la pace del mondo e la fratellanza, ma il profitto e la dominazione. Di più. L’idea di una società multietnica è in verità il riflesso di un senso di colpa che hanno insinuato chirurgicamente nella nostra mente, attraverso una cultura che è andata oltre la legittima tolleranza delle minoranze etniche, e che si è trasposta in un concetto di penitenza perenne per i supposti errori che l’Occidente ha fatto in passato, vuoi per le crociate, vuoi per l’inquisizione e vuoi per il colonialismo. Parliamo di altre epoche, di altri uomini e di altre idee. Eppure, ancora oggi c’è chi, malevolmente e dolosamente, punta il dito contro di noi per quelle vicende storiche, chiedendoci un pentimento costante, che poi si traduce in un senso di colpa che abbatte le nostre difese, il nostro orgoglio, la nostra identità.

Ci estingueremo per questi sensi di colpa. Non ne usciremo vivi, perché le catene psicologiche che ci hanno messo ai polsi, sono uno stillicidio costante che scava la nostra memoria storica, la distorce, la rende criminale senza redenzione. Sicché l’unica soluzione è discioglierci in un brodo multiculturalista, che ci privi della nostra identità, dei nostri valori, dei nostri principi, del nostro futuro; soprattutto però ci privi del nostro passato, considerato meritevole di oblio. E ciò non può che essere fonte di giubilo per quei poteri che non vogliono popoli, non vogliono nazioni, ma vogliono masse di individui privati di qualsiasi legame che crei coesione e coscienza collettiva. Il caos, l’incertezza, la povertà dilagante, le tensioni etniche, sono l’humus ideale per mantenere il loro potere e il loro dominio sul mondo, lasciando alla massa solo le briciole e una vita di paura, di scontri, di stenti e di inutili proteste, sapientemente veicolate e sterilizzate negli “sfogatoi” del web.

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