C’è immigrazione e immigrazione

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Esistono due tipi di approccio all’immigrazione. Quella buonista, globalista, che più o meno fa il gioco del grande capitale neoliberista, il quale vuole le immigrazioni massive per disgregare la società e sostenere il dumping sociale e salariale, e c’è quella realista, che non si lascia “commuovere” dai lacrimoni facili facili ed è ben consapevole che accogliere tutti non è possibile, e che anzi, un messaggio che vada nella direzione di un’accoglienza indiscriminata non solo è dannoso, ma è anche discriminante di per sé.

Alcuni non lo capiscono e finiscono per identificare bontà e solidarietà con il buonismo malthusiano neoliberista. E’ un po’ come fare il gioco del nemico, pensando di lottare contro di esso. Sicché è facile vederli sostenere battaglie per accogliere tutti, nonostante quell’accoglienza “umanitaria” avrà un impatto pesante sul nostro stato sociale e assistenziale, e nonostante questo approccio andrà a incoraggiare la moderna tratta degli schiavi. Ed è altrettanto facile sentirli sostenere che quelli che non accolgono sono dei razzisti e dei fascisti, perché chiudono i porti e bloccano le carrette del mare.

Ma la coscienza non può scendere a compromessi con gli sfruttatori e non può non scendere a compromessi con la realtà; soprattutto non può non vedere – se sinceramente interessata alla miseria umana – che se si incoraggiano le migrazioni massive, si causa un doppio danno: alla società ospitante, che vede aumentare ogni giorno il peso economico e sociale di un’accoglienza che impatta negativamente sui suoi equilibri sociali, etnici ed economici; e della comunità che perde i propri membri, perché fuggono verso lidi apparentemente migliori, mettendosi nelle mani di gente senza scrupoli.

La soluzione, dunque, non è l’accoglienza indiscriminata, perché getta benzina sul fuoco, alimentando il turpe traffico di esseri umani. Del resto, non si può affatto dire, limitandoci alla nostra Costituzione, che aprire i porti sia conforme alla Costituzione più di quanto lo sia chiuderli. Entrambe le prospettive trovano ragionevole aggancio nelle norme costituzionali, perché se è vero che, alla luce degli artt. 2 e 10 Cost., l’Italia riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, tutela lo straniero perseguitato in patria e regola secondo legge e in conformità delle norme internazionali la condizione giuridica dello straniero, è altresì anche vero che queste norme non affermano affatto che l’Italia debba accogliere l’intera Africa, annullando le proprie frontiere e permettendo la violazione delle proprie leggi sull’immigrazione illegale. Sarebbe come negare che l’Italia sia uno Stato e che le sue leggi abbiano un’efficacia vincolante nei confronti di tutti i consociati, ivi compresi gli stranieri. Sarebbe come creare sacche di impunibilità e di illegalità intollerabili, perché discriminatorie tra chi attraversa la frontiera con tutti i crismi di legge e chi invece, per le stesse ragioni (ragioni economiche), si affida incautamente ai trafficanti di esseri umani.

L’accoglienza, per quanto umanitaria, è peraltro un costo economico e sociale che, oggi, nell’Unione Europea, l’Italia non può oggettivamente sostenere a lungo, o almeno non può senza creare tensioni sociali e focolai di intolleranza e odio sociale. In un contesto nel quale lo Stato sociale e assistenziale viene sistematicamente demonizzato e sottoposto a pesante spending review, perché accusato di essere fonte di sprechi e spese inutili (almeno secondo il mantra neoliberista), l’accoglienza indiscriminata mette in competizione stranieri che immigrano nel nostro paese senza averne alcun diritto né avere i requisiti di legge, e cittadini (ivi compresi gli stranieri regolari), che pagano – con le tasse – fior di quattrini per sostenere un welfare che ogni giorno si fa sempre più avaro di prestazioni assistenziali e sociali decenti.

Di fatto, per essere più chiari, l’accoglienza è sempre un fattore positivo, ma l’accoglienza illimitata (l’unico requisito sarebbe infatti essere straniero che arriva per mare), il cui costo grava sulla collettività, senza prospettive di riscatto economico e sociale, causa solo scompensi sociali, tensioni e alimenta i focolai della discriminazione e dell’intolleranza, sia nei confronti degli italiani (additati – almeno quelli che criticano e si oppongono – come razzisti e xenofobi) e sia nei confronti della generalità degli stranieri (visti come “mangiatori” di welfare).

Chi pensa che il “buonismo” e “l’accoglientismo” siano dunque sinonimi di bontà, umanità e solidarietà, e sublimino un dovere inderogabile, non ha capito nulla degli uni e degli altri, e semplicemente fa il gioco del sistema neoliberista che vive sullo scontro sociale ed etnico, danneggiando l’immigrazione sana e regolare, che merita sempre attenzione e cura, e danneggiando i cittadini che vogliono contesti sociali stabili e prospettive economiche ideali in cui far nascere e crescere i loro figli. E quest’ultimo è un diritto costituzionale, non meno importante di quello preordinato all’accoglienza, che non può né dovrebbe essere in alcun modo negato e denigrato.

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