Cambiare il Padre Nostro. L’ultima di Papa Francesco

Il Padre Nostro così come è tradotto non va bene. La frase “non indurci in tentazione” farebbe intendere che sia Dio a farci cadere nella tentazione, e non già il Diavolo. Queste sono le parole del Papa, in merito al ripensamento della frase della preghiera fondamentale della cristianità (insegnata direttamente da Cristo). Sicché, secondo il Pontefice, è giusto che venga cambiata per rispecchiare l’immensa bontà di Dio che mai tenterebbe l’uomo.

Ebbene, da profano (e dunque non da teologo) della materia e da semplice fedele, nutro forti perplessità sulle ragioni papali. Che apparentemente possono sembrare fondate, ma che in realtà, sollevano parecchi dubbi. Se è pur vero che Dio non tenta l’uomo, è anche vero che Dio permette che il Diavolo tenti l’uomo. Dio, infatti, può decidere di metterci alla prova. Del resto lo ha fatto con Giobbe, perché non potrebbe farlo con noi? I passi della Bibbia sono pieni di episodi nei quali Dio mette alla prova la fede(ltà) dell’uomo. Ciò non significa che Dio sia un tentatore, semplicemente significa che Dio permette che l’Uomo venga tentato.

Sicché quel “non indurci in tentazione“, non significa chiedere a Dio di non tentarci, bensì – come dice Papa Benedetto XVI – di non permettere tentazioni che vadano oltre i nostri limiti umani:

Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del Padre nostro deve essere racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall’altro, appunto, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo in grado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani.” Sicché “pronunciamo questa richiesta nella fiduciosa certezza per la quale san Paolo ci ha donato le parole: ‘Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla’.

In ogni caso, è noto che la traduzione sia stata originata da un errore sul verbo greco eisphérô, che letteralmente significa “far entrare”. Ora la decisione se accogliere o meno una nuova traduzione, spetterà alla CEI. Che probabilmente adeguerà la preghiera alle indicazioni del Pontefice, con buona pace dell’esegesi ratzingeriana.

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