Bisogna abituarsi agli attentati e a vivere nel terrore

terrore-attentati-europa-italiaE’ assurdo, ed è difficile credere a quello che viene detto, ma davvero, viene detto: bisogna abituarsi a vivere nel terrore. Nella paura costante di non tornare più a casa o di non vedere tornare più un proprio caro, perché questo richiede il globalismo dissennato e l’accoglienza irrazionale. Nessuna soluzione viene prospettata, solo la rassegnazione che viene dolosamente instillata in un popolo talmente ubriacato di mondialismo, globalismo e buonismo, da non riuscire neanche a vedere il crimine che viene commesso a suo esclusivo danno. E non parlo certo degli attentati in sé, ma del crimine del nichilismo.

Ci vogliono abituare a non protestare e ad accettare lo stato di emergenza e di pericolo come una necessità. E se da una parte ci sono dichiarazioni incredibili (nel senso che lasciano sgomenti), come quella della Mogherini, che afferma che “la miglior risposta all’attacco [di Manchester] è che la gioventù europea continui a godersi la vita insieme“, senza peraltro offrire alcuna soluzione realistica e concreta alla piaga del terrorismo (e solo perché tale soluzione implicherebbe misure che normalmente farebbe una classe politica assennata e interessata alla sicurezza del proprio popolo), dall’altra ci preavvisano che l’insicurezza dovrà diventare parte del nostro vivere quotidiano.

Siamo in mano a una classe politica ed economica che attua, dolosamente o colpevolmente (poco importa), il nostro annientamento come identità, come popolo e come cultura, ponendoci in uno stato di totale debolezza. Le bombe, in questo senso, sono solo gli effetti collaterali del progetto; la vera arma siamo invece noi stessi: lobotomizzati dal consumismo e dagli pseudo-diritti, siamo la lama affilata che ogni giorno penetriamo nel nostro molle ventre, uccidendoci un poco alla volta.

Eppure, basterebbe poco per cambiare. Basterebbe togliere la fiducia politica a questa classe dirigente che mostra ogni giorno di più di non essere all’altezza della situazione, e a chi, dal proprio comodo scranno e dalla propria villa, predica accoglienza senza regole e senza nemmeno porsi il minimo problema se questa accoglienza indiscriminata e scientificamente pianificata, tolga spazio vitale e sicurezza agli italiani. Basterebbe, in altre parole, levarsi i prosciutti dagli occhi e realizzare che quella che facciamo non è accoglienza e non è integrazione, è bensì il nostro funerale.

  Commenta
E' stato un post interessante?0No0