L’attacco alla Francia è iniziato! La UE vuole tagli alla spesa pubblica, e per l’Italia…

ue-italiaAppena eletto, e già l’Unione Europea presenta i compitini per Macron. Del resto, costui, per festeggiare la sua “vittoria”, non solo ha fatto suonare l’Inno alla Gioia (inno della UE), ma lo ha fatto davanti alla Piramide del Louvre, che richiama – per i più suggestionabili e i complottisti – niente meno che la piramide massonica. La Marsigliese (l’inno nazionale francese), è venuta dopo, alla fine. Ciò a dimostrazione che per il neo-presidente prima viene l’Euroburocrazia e poi viene la nazione francese. Non è un caso, peraltro, che la prima a complimentarsi con lui per la vittoria è stata proprio Angela Merkel. Quella che  i maligni e i satirici considerano il vero nuovo presidente della Francia.

Dicevo che l’Euroburocrazia non s’è fatta attendere e per bocca di Junker, ha mandato un messaggio chiaro a monsieur Macron: “i francesi spendono troppo e per le cose sbagliate“. In altre parole, è venuto il momento di fare i sostanziosi tagli alla spesa pubblica. Ma del resto, Macron è lì per questo: deve fare il liquidatore della Francia, con buona pace dei francesi che lo hanno eletto credendolo il nuovo o comunque meno “pericoloso” di Marine Le Pen. E lui – sappiamo – svolgerà il suo lavoro fino in fondo, soprattutto se riuscirà ad avere dalla sua l’Assemblea Nazionale.

Intanto, non ci sono nuove buone nemmeno per l’Italia. La vittoria di Macron ha rafforzato il fronte elitario e antinazionale, ed è già partita l’allerta per il nostro paese per bocca della Consob, che avvisa che per il nostro paese ci sarà una nuova stretta monetaria. Ansa riporta le dichiarazioni di Giuseppe Vegas, presidente Consob, il quale afferma che se da una parte il QE (Quantitative Easing) ha ridotto la pressione su quei paesi (tra i quali l’Italia) che più di altri avevano bisogno di recuperare terreno in competitività, l’occasione non è stata colta (ma guarda un po’, che strano) e per questa ragione, l’Italia ha subito un’erosione di competitività nell’ordine del 30% rispetto alla Germania. Il che è all’origine del “differenziale di rendimento” tra i titoli di Stato dell’Eurozona.

Insomma, detto in parole povere, prepariamoci a una nuova stretta e a nuove pressioni sul nostro paese, già stremato da una crisi economica senza fine e da un processo di deindustrializzazione ormai inarrestabile. I giochi sono finiti. Per cui, o facciamo i sostanziosi tagli allo Stato sociale (le famose riforme strutturali), oppure facciamo la fine della Grecia. E la vittoria di Macron non potrà che agevolare le nuove imposizioni al nostro paese, che certo non è la Gran Bretagna. Purtroppo!

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