Attacco a Finsbury Park. Quelli che ora possono parlare di “terrorismo bianco”

finsbury-park-attentato-terrorismoIeri è accaduto che un folle (in questo caso il termine si attaglia perfettamente al fatto), imitando le strategie del terrorismo islamico, si è lanciato con un furgone contro un gruppo di musulmani davanti a una moschea londinese, falcidiandone una decina. Episodio infame e criminale che pare – ed è questa l’impressione – abbia dato l’alibi ideale ai signorotti del politicamente corretto, che ora, indignati, potranno dire che il terrorismo no, non c’entra con il radicalismo islamico, ma che può essere anche occidentale. Soprattutto se nel mirino ci sono state delle vittime di religione musulmana.

Ciò che accaduto in Finsbury Park non dimostra invece un bel nulla. Non certifica che esista un terrorismo bianco, e tanto meno cristiano (come qualcuno ha assurdamente e in malafede paventato). Peraltro, e qui apro una parentesi virtuale, già l’utilizzo del termine “bianco”, usato dai diversi media, ha un non so che di razzista, soprattutto se confrontato con il linguaggio utilizzato per gli attentati di matrice islamica. Se davanti a questo fatto, i media si sono infatti affrettati a precisare che l’uomo era bianco e occidentale, nel commento dei fatti precedenti gli stessi media, fino a quando è stato possibile, hanno nascosto l’etnia dell’attentatore, travisandola peraltro con la cittadinanza, e liquidando i fatti come il frutto del gesto di un folle (e ciò nonostante le rivendicazioni delle organizzazioni terroristiche islamiche).

La manipolazione della realtà non è certo una novità di questi tempi, e come ho detto altre volte, non sto parlando delle fake news finalizzate al click baiting, ma delle modalità utilizzate soprattutto dai media mainstream di presentare le notizie; modalità che mirano a dare una versione politicamente corretta o comunque “addomesticata” della verità. Nel caso dell’attentato alla moschea di Finsbury Park, ciò si è tradotto nel fare l’esatto opposto di quanto si è fatto a seguito dei fatti di terrorismo islamico. Si è subito precisato che l’attentatore era bianco e non era musulmano. L’idea, neanche tanto malcelata, è stata quella di far emergere giornalisticamente un terrorismo che non esiste: quello – diciamo – “wasp”.

Ma dicevo che non è così, né dovrebbe essere accettata una simile idea. Non esiste alcun terrorismo “wasp” o semplicemente occidentale o “bianco”. Esiste solo l’esasperazione e la paura di un popolo che non si sente più al sicuro a casa propria perché i governi hanno abdicato alla propria funzione di garantire sicurezza, che – intendiamoci – non è certo piazzare due o tre poliziotti nelle strade dei quartieri malfamati e nei ghetti, bensì fornire regole certe per l’immigrazione e rendere la residenza degli stranieri e la cittadinanza procedimenti altamente selettivi, che garantiscano davvero una reale e concreta possibilità di integrazione e naturalizzazione.

Non si può paragonare ideologicamente, ed è ipocrita farlo, il fatto criminale accaduto davanti alla moschea inglese con gli attentati di matrice religiosa. Non è accettabile per il rispetto dovuto ai cittadini. Certamente lo si può e lo si deve condannare senza remore, e personalmente spero che il folle criminale che lo ha commesso venga punito in modo esemplare, ma è certo che bisogna domandarsi se questo gesto non sia un campanello d’allarme ben peggiore circa il futuro che ci aspetta. Se è ormai acclarato che il multiculturalismo ha fallito miseramente, è altrettanto acclarato che i nostri governanti pare non vogliano rendersi conto della bomba etnica che stanno innescando.

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© Foto di By Sunil060902 (Own work) [CC BY-SA 3.0 or GFDL], via Wikimedia Commons
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