Appunti per il centrodestra di governo

Non so se dalle prossime elezioni, in calendario il 4 marzo, uscirà un vincitore, e non so nemmeno se quel vincitore sarà il centrodestra. Ma qualora, per una fortunata serie di circostanze o perché gli italiani hanno finalmente aperto gli occhi, la prevalenza dovesse essere del centrodestra, è chiaro che questa dovrà essere l’occasione buona per rimettere in discussione moltissime aberranti leggi approvate (spesso a colpi di fiducia) dal PD e dalla sua maggioranza, nonché rimettere in discussione l’attuale nostro rapporto con l’euroburocrazia e il nostro assetto istituzionale.

Europa e sovranità

Il tema principale nell’agenda del centrodestra di governo chiaramente dovrà essere l’Europa. Non ci sono dubbi in proposito. Questa Europa non è più accettabile. L’idea è uscirne il prima possibile. L’Italia ha il diritto di riprendersi la sovranità perduta. Soprattutto alla luce della scellerata manipolazione finanziaria (leggesi alla voce spread) avvenuta nel 2011, che ha portato alle dimissioni il Governo Berlusconi, nonché alla luce delle evidenti e ormai acclarate verità sul fatto che l’Europa così come è stata preconfezionata ha solo avvantaggiato la Germania, la quale ha fatto le sue comode politiche mercantilistiche a spese degli Stati del sud. Infine, perché il modello sociale ed economico europeo è in contrasto con quello disegnato nella nostra carta costituzionale. Che forse piace poco ai “liberisti” di Forza Italia (peraltro non particolarmente euroscettici), ma è certamente il modello che ci ha permesso in passato di diventare una delle nazioni più industrializzate del mondo. Questo non bisognerebbe mai dimenticarlo.

Lavoro, tasse e impresa

Ma i temi che un governo di centrodestra con la G maiuscola dovrebbe avere sul proprio tavolo sono anche altri, molti dei quali discendono dall’approccio che si avrà con l’euroburocrazia, e parlo in particolare di lavoro, tasse e impresa. Non nascondiamoci dietro a un dito: l’ordoliberismo europeista si è rivelato fallimentare. Non si può in alcun modo favorire lo sviluppo economico, attuando politiche rigoristiche e austere in nome della subalternità dello Stato al mercato. Lo Stato deve riprendere a fare il proprio lavoro di stimolatore dell’economia, attraverso le politiche anticicliche keynesiane, disegnate nella nostra Carta. Non solo. La libera impresa è davvero libera, se la pressione fiscale tornerà a essere ragionevole e non sia (più) preordinata a depredare l’impresa del proprio margine di profitto perché lo Stato, privo di sovranità monetaria, è costretto a procacciarsi denaro in concorrenza con i propri cittadini. Così come il lavoratore potrà riacquistare la propria dignità e il proprio potere di consumo, se le politiche economiche saranno preordinate non al pareggio di bilancio, ma a favorire lo sviluppo industriale e produttivo.

Temi etici e famiglia

Dicevo comunque che i temi sul tavolo del centrodestra dovrebbero essere anche altri, e in particolare mi riferisco ai temi etici o sociali. Su questo piano, la passata legislatura è stata disastrosa e ha comportato una vera deriva etica di stampo liberal, perniciosa per la nostra società. Ecco dunque l’esigenza di rimettere mano alle unioni civili, perché queste vengano se non abrogate (sarebbe la scelta ottimale), quanto meno ridimensionate e ricondotte a un semplice contratto di natura civile tra le parti interessate, senza che vi sia una reale e sostanziale equiparazione con il vincolo matrimoniale (che è altra cosa) e precisando che no, le unioni civili non possono in alcun modo legittimare le adozioni. Secondo, sarà anche opportuno abrogare il testamento biologico, o comunque, qualora non lo si volesse abrogare, sarà considerato il minimo sindacale introdurre l’obiezione di coscienza e prevedere che in assenza di DAT si segua la normale procedura di sostentamento della vita fino a oggi in vigore. Terzo, sarà necessario abrogare il divorzio breve e ritornare al sistema precedente, più ragionevole. Quarto, sarà fondamentale attuare reali e concrete politiche per la famiglia e la natalità, perché gli italiani riprendano a fare figli.

Giustizia

Sul tema giustizia, il centrodestra di Governo dovrà avere il coraggio di cancellare la riforma Orlando sul processo penale e ripristinare in particolare la ex-cirielli in tema di prescrizioni. Il cittadino ha il diritto a che il processo si svolga nel più breve tempo possibile, e non che il fascicolo rimanga ad ammuffire nei cassetti delle procure o dei tribunali per anni, e solo perché la prescrizione è talmente allungata che non è urgente celebrare il processo in tempi brevi. Non solo. Il centrodestra di Governo dovrà avere il coraggio di mettere in moto la riforma costituzionale che separi le carriere tra i PM e i giudici. Due concorsi distinti, due carriere distinte, due ordini distinti. E infine, sarà pure necessario riportare il PM alla sua funzione originaria di avvocato accusatore, lasciando l’attività investigativa alla sola polizia giudiziaria, che per alcuni atti (sequestri e perquisizioni), dovrà chiedere l’autorizzazione direttamente al GIP e non al PM dal quale più non dipende.

Riforme istituzionali

Infine, il tema sulle riforme istituzionali. Su questo tema il centrodestra dovrà avere il coraggio e la determinazione di portare davanti al responso popolare una riforma dell’assetto istituzionale che trasformi la nostra repubblica in una repubblica presidenziale. L’Italia ha diritto ad avere governi stabili, che il parlamentarismo attuale non garantisce, e che negli anni si è tentato di ovviare con assurdi e incostituzionali meccanismi elettorali che peraltro prevedevano il premio di maggioranza. Eppure sarebbe stato più semplice e pulito introdurre il presidenzialismo: l’esecutivo è formato dal presidente della repubblica eletto dai cittadini. Il Parlamento, eletto con un sistema puramente proporzionale, fa le leggi, e il Governo, senza la necessità di ottenere la fiducia parlamentare, amministra lo Stato. Semplice no?

Per chiudere, sarà assolutamente necessario cancellare dall’art. 117 della nostra carta costituzionale il vincolo dell’ordinamento comunitario. Non è assolutamente accettabile che le leggi dello Stato e delle regioni, che esprimono la sovranità nazionale, siano condizionate dal vincolo dell’ordinamento comunitario e cioè dalle norme di un ordinamento esterno, che si pone fuori dalla legittimazione elettorale del popolo italiano, che è sovrano.

  Commenta
© Foto di REUTERS/Stefano Rellandini
E' stato un post interessante?20