Appunti critici sul sovranismo teologico e duropurista

E poi ci sono i sovranisti che – duri e puri come il diamante – vivono in un mondo tutto loro, dove il sovranismo sovrasta qualsiasi considerazione di reale fattibilità politica in base al contesto, per inoltrarsi nelle fantastiche terre del possibile che diventa fattibile solo perché lo si desidera. Quelli che, in altre parole, sono sovranista e dunque esco dall’Europa, perché lo decido io e che si fottano tutti. Peccato che fra quei tutti non ci siano solo gli euristi, ma – come nelle guerre – anche gli innocenti, sicché uscire sì, ma magari facendo uno straccio di piano d’uscita; ci vuole poco: un po’ di competenze, un po’ di strategia e la pazienza di andare, in alcuni casi, a piccoli passi, accettando anche qualche compromesso o qualche sconfitta, ovvero ancora l’idea di fare qualche passo indietro, per farne poi dieci in avanti.

Ma costoro non sono gli unici. Ci sono poi quelli che, sedutisi sul soglio papale del sovranismo, i guru, i capi, i trascinatori, lanciano anatemi e scomuniche su coloro che loro considerano sovranisti eretici o non considerano sovranisti, e cioè quelli che, essendo stati contaminati dal liberismo (manco fosse una malattia contagiosa) o provenendo da un passato liberista (considerata macchia indelebile), vengono posti fuori dall’ortodossia sovransocialista che predica lo statalismo totale come la panacea dei mali italiani. Costoro sono i sacerdoti del sovranismo socialista-teologico che considerano la flat tax una bestemmia da lavare con l’acqua santa dello statalismo e della progressività fiscale fino al 100% di aliquota.

Che i primi si sovrappongano ai secondi e viceversa, non è peraltro un mistero ed è anzi naturale. Come non è un mistero ed è naturale che nella lotta all’eurismo si cerchi artificiosamente di fare dei mille e patetici distinguo sul significato di sovranismo, attribuendo patenti di autentico sovranista solo a chi ha come obiettivo (unico) la distruzione del leviatano europeista, presupposto, questo, per l’instaurazione di una felice società socialistoide. Sicché, uscire dall’euro non pare essere abbastanza sovranista, e anzi puzza di inganno liberista. Vade retro, liberista, che ti accontenti – magari strategicamente – di uscire dalla sola moneta unica (che sarebbe già una rivoluzione!), dimostrando peraltro di non essere abbastanza sovranista solo perché tergiversi o proponi nel contempo ricette economiche latamente liberiste (e cioè troppo poco socialiste), ovvero non sei chiaro e magari, con un sorriso fra i denti e un falso ossequio all’Europa, attendi tempi migliori per l’abbattimento definitivo del regime eurista. Niente di tutto ciò: o dichiari di voler distruggere ora e subito l’Unione Europea, nazionalizzando tutto il possibile che ti capita sotto mano, e magari, nell’intenzione di farlo, lo dichiari ai quattro venti (giusto perché gli oppositori prendano le adeguate contromisure), oppure sei solo marketing e non sei un vero sovranista.

In realtà per me questa categoria di sovranisti possono essere anche definiti sinceri sovranisti, ma non mi pare siano efficaci comunicatori e strateghi sopraffini, per la semplice ragione che sia l’una che l’altra dote richiedono la capacità di comunicare, di convincere e di sedurre l’elettore, sia per dragare i consensi e sia per diffondere le idee e le posizioni sovraniste oltre gli steccati del ghetto intellettuale “socialista” in cui per anni è stato relegato. Del resto, se avessimo dovuto aspettare i duropuristi, oggi il sovranismo sarebbe ancora un argomento per pochi iniziati, e invece, grazie ad alcuni partiti nazionali che hanno avuto il merito e il pregio d’aver sposato le tesi sovraniste, è diventato non solo argomento principe di dibattito pubblico, ma addirittura tema di governo.

Dunque se voi siete convinti che bisogna uscire dall’Unione Europea e dall’euro, siate consapevoli che per raggiungere questi obiettivi non basta assumere posizioni oltranziste e duropuriste, che peraltro potrebbero essere persino controproducenti. E’ necessario essere consapevoli che per raggiungere un siffatto (straordinario) risultato, è necessario il tempo, la pazienza e la capacità politica per coinvolgere nel progetto moltissimi italiani (all’incirca una ventina di milioni), mettendo in conto la necessità, in alcuni casi, di scendere a compromessi e di fare qualche passo indietro per farne dieci in avanti. Chi pensa di distruggere l’Unione Europea o di uscirne con uno schiocco di dita, vive in un mondo fantastico, legittimo per carità, ma inutile alla causa.