Antiitalianità. Il vero male che affligge il nostro paese

antiitalianità-italia-italiani-ius-soliSe guardassimo ai fatti che in questi ultimi tempi hanno caratterizzato la cronaca legata all’immigrazione, e guardassimo, parimenti, ai fatti che in Africa hanno come protagonisti gli estremisti islamici che uccidono i cristiani (l’ultima è accaduta ieri in Egitto), cercando di fare una valutazione critica e obiettiva relativamente alle reazioni emerse in conseguenza dell’offensiva mediatica che cerca, per certi, versi di minimizzare gli eventi accaduti in casa nostra, considerandoli quasi un effetto collaterale della necessaria mescolanza delle etnie, e dall’altra nega che siamo davanti a un conflitto etnico-religioso piuttosto profondo che dimostra il fallimento di qualsiasi ideologia multiculturalista, scorgeremmo una certa ma impercettibile e diffusa antiitalianità.

La verità è che gli italiani, o almeno un certo tipo di italiani, sono i primi a nutrire sentimenti antiitaliani. E tutto ciò ha precise ragioni politiche ed economiche. La progressiva desovranizzazione del paese ha infatti come scopo la consegna della sovranità a enti sovranazionali e oligarchici privi di legittimazione democratica. Il processo, in tal senso, viene naturalmente veicolato come l’Eldorado della libertà, della democrazia e del progresso, e l’antiitalianità – abilmente coltivata come elemento di emancipazione dai nazionalismi e dai patriottismi – ne è il più efficace grimaldello.

Dunque, è indubbio che l’antiitalianità, ammantata peraltro di ipocrisia politicamente corretta, sia a tutt’oggi lo strumento migliore e più efficace per corrodere dal suo interno il popolo italico, il quale ormai pare abbia perso qualsiasi contatto con la propria identità nazionale, rassegnandosi a un’atomizzazione sociale e massificante impregnata di buonismo e internazionalismo. Ma del resto, la colpa non è tutta degli italiani che si lasciano corrompere dal fascino del globalismo e dal mito della società multiculturale. Ciò perché il sentimento viene costantemente e attentamente alimentato attraverso la capillare diffusione di idee e convinzioni secondo le quali se non accogli senza fiatare e se chiudi le frontiere e cerchi di preservare la tua identità culturale e politica, e la tua sovranità, non puoi che essere un razzista e uno xenofobo.

In questo contesto e progetto politico di diffusione culturale e politica dell’antiitalianità, rientra perfettamente l’imposizione dello ius soli, che la sinistra nostrana, vuoi per calcolo politico-elettoralistico, e vuoi per rispondere alle direttive sovranazionali, cerca di imporre a tutti i costi, facendo passare questa norma assurda e suicida, per una questione di “progresso” e “civiltà”. Ma in realtà, in una norma che mira a dissolvere il popolo italiano, di progresso e civiltà c’è davvero poco. C’è solo quella (neanche tanto) sottile vena di antiitalianità che ormai – salvo qualche rara eccezione – caratterizza la nostra classe politica nel suo complesso.

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