Analisi del fallimento politico ed elettorale di Fratelli d’Italia

fdi-meloni-crosettoIn questa tornata elettorale, che ha visto la vittoria di due partiti: il M5S e la Lega, si è in realtà poco parlato del risultato – dico io impietoso – di Fratelli d’Italia, il partito che più di altri, è considerato l’erede di Alleanza Nazionale e dunque del Movimento Sociale Italiano che fu di Giorgio Almirante. Un risultato deludente sotto molti punti di vista se si guarda allo straordinario e incredibile risultato della Lega di Matteo Salvini, tanto che ci si domanda se questa Lega, oggi, non sia in realtà la vera destra sociale che Giorgia Meloni intendeva rappresentare nella coalizione di centrodestra.

La risposta non è facile da dare, ma è indubbio che il risultato di Fratelli d’Italia – che oggettivamente non ha fatto grandi progressi rispetto alle più recenti elezioni, quelle europee, dove si attestò al 3,7%, contro il 4,35% delle elezioni politiche del 4 marzo – è deludente (diverso se si guardasse alle politiche del 2013, dove il risultato fu dell’1,95%). Un incremento, rispetto alle europee, di meno di un punto percentuale: un nulla rispetto a l’incremento di ben dodici punti percentuali della Lega, che alle europee prese il 6,2% e alle recenti elezioni politiche il 18,72% alla Camera. E ciò, seppure – è bene dirlo –  con un numero di parlamentari praticamente raddoppiato (e questa è l’unica buona notizia).

Se in parte le ragioni del “fallimento elettorale” del partito erede di AN-MSI, sono dovute alla presenza della Lega, alla capacità indubbia di Salvini di bucare i social, al fatto che il suo messaggio politico – rispetto a quello di FdI – è passato meglio e più frequentemente, ed è arrivato all’elettore di destra (ma non solo) con maggiore efficacia (consacrando Salvini come il vero leader della destra populista ed euroscettica), in parte il predetto fallimento è dovuto alle insufficienze programmatiche di FdI, soprattutto sul piano economico-sociale dove la Lega ha conquistato molti cuori sovranisti (e la candidatura di Bagnai, uomo di sinistra, è stata la mossa da scacco matto). Non basta infatti definirsi “patrioti”, se poi non si abbraccia o non si propone nel programma l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea. Non basta definirsi “patrioti” se poi si considera il pareggio di bilancio cosa buona e giusta (cosa che invero non ha fatto la Lega) e il debito qualcosa di pernicioso da abbattere, così come è da abbattere la spesa pubblica, definita arbitrariamente “improduttiva”.

E si badi, non sono cose che afferma il sottoscritto, ma sono scritte nero su bianco sul sito ufficiale di FdI:

fdi-sovranismo

E ancora:

fdi-spesa

Per carità, seppure completamente errate e non condivisibili, posizioni legittime, che però stridono un pochino con la tradizione sociale e nazionale del Movimento Sociale Italiano, che se non contrastava certo un’Europa dei popoli, non predicava cessioni di sovranità nazionale – soprattutto in campo monetario ed economico – a entità sovranazionali, né predicava l’abbattimento della spesa pubblica, essenziale per le politiche sociali di cui il MSI si è sempre fatto promotore.

La verità è che questi scampoli programmatici di FdI, non solo hanno spostato l’asse di FdI dal campo della destra sociale nazionale (e del resto confrontiamo questo programma con quello di Casapound e della Lega per renderci conto delle abissali differenze, al netto della diversa visione ideologica) a quello (neo)liberista, molto vicina al forzismo, ma hanno posto le basi per l’affermazione elettorale straordinaria proprio della Lega, che ha intelligentemente occupato lo spazio politico lasciato vuoto dalla dissoluzione di Alleanza Nazionale, mai colmato da FdI.

Da qui l’evidente fallimento politico ed elettorale di Fratelli d’Italia e dell’eredità che esso rappresenta. E da qui l’oggettivo fallimento della linea politica neoliberista di un partito – nato però con una tradizione economica differente – seppure venata di alcuni elementi populisti, soprattutto sul piano della sicurezza e dell’immigrazione, comunque non sufficienti per conquistare i cuori del popolo di destra, che nelle recenti elezioni se non ha guardato alla Lega, ha guardato in parte a Casapound (in realtà pochissimi) e in parte al Movimento 5 Stelle, soprattutto al sud e nel Lazio, dove la destra sociale missina andava non forte, fortissimo.

Da persona affezionata a FdI mi chiedo e ci chiediamo: è possibile che Fratelli d’Italia possa avere ancora un ruolo di rilievo nella destra? Spero sì, ma perché possa averlo, è necessario che FdI rielabori meglio la propria posizione politica nel contesto del centrodestra, ridefinisca soprattutto i propri convincimenti economici, abbandonando l’impostazione neoliberista di demonizzazione della spesa e del debito pubblico, abbracciando integralmente il sovranismo costituzionale (recupero della sovranità monetaria ed economica, recupero del modello economico costituzionale e abbandono del pareggio di bilancio). E’ necessario in altre parole che FdI diventi definitivamente una destra costituzionale e sovranista. Diversamente, il destino è se non l’irrilevanza, quanto meno la sudditanza.

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