Altro che sovranismo. Autonomismo e i “tagli” alla democrazia

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Furono votati per portare a casa il ripristino della sovranità nazionale, il riposizionamento al vertice dell’ordinamento giuridico della Costituzione del 1948, e invece cosa rischia di restare in mano ai sognatori del legalismo costituzionale? Il peggio del peggio: una pessima e terribile riforma delle autonomie, il cui risultato sarà la disarticolazione dello Stato unitario, e, tanto per non farci mancare nulla del peggio, un netto taglio dei parlamentari che amplia il rapporto tra base dei rappresentati e rappresentanti, diluendo la democrazia. E per cosa poi? Per un risparmio di appena un centinaio di milioni all’anno, che sono bazzecole rispetto ai miliardi che ogni anno consegniamo alla UE per poi farcene restituire solo i 3/4 non dopo complessi passaggi burocratici.

Insomma, in questo Governo di sovranismo c’è davvero poco o nulla; più nulla che poco. Per fare un paio di esempi: il deficit, e cioè la spesa pubblica dopo la manovra correttiva (chiamata eufemisticamente “assestamento di bilancio”), anziché salire – come sarebbe stato logico per un Governo sovranista – dovrà invece calare per fare contenta la UE (che, infatti, con “magnanimità”, ha ritirato la procedura di infrazione, con il monito però che se facciamo i cattivi, e cioè nel caso in cui ci venga l’idea malsana di pensare prima ai disoccupati e ai pensionati e poi alle rendite da capitale, la procedura si riapre). E che dire poi del pareggio di bilancio? Non dovevano abrogarlo? Macché! E’ ancora lì a fare bella mostra di quanto siamo stati folli nell’introdurlo, che nemmeno gli USA ultraliberisti si sono sognati di inserire nella loro Costituzione. Meglio concentrarsi sui “tagli” alla democrazia e sull’autonomismo differenziato, non a caso i migliori alleati dell’eurismo.

Della Costituzione del 1948, rimessa al vertice dell’ordinamento, nulla. Per questo Governo, la Costituzione non esiste, se non nella parte che parla di autonomismo, e cioè quella introdotta con l’insulsa riforma del 2001. La parte migliore, il cuore della carta fondamentale, quella che riguarda le politiche economiche e sociali, la sovranità nazionale e dunque la democrazia, quella è ignorata; lo era prima e lo è oggi. Troppo socialista per alcuni, troppo di sinistra per altri, e nessuno – dico nessuno – che pensi che socialista o meno, questa legge fondamentale è l’unica barriera che ci separa dal peggior liberismo ottocentesco. Se ancora possiamo permetterci cure che in USA costano un occhio della testa, se ancora possiamo far studiare i nostri figli senza vendere la casa, è perché abbiamo quella carta che in molti vogliono e vorrebbero neutralizzare in tutti i modi possibili. Persino nel cosiddetto Governo “populista”.

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