All’Italia serve il presidenzialismo e non una legge elettorale raffazzonata

ius-soliVogliono il voto. E lo vuole il M5S, nonostante le scoppole in Molise e Friuli, e tutto sommato lo vuole anche la Lega, che però ha ragioni più che giustificate nel volerlo, visto il successo elettorale e il trend in crescita. Ma – mi chiedo – a che scopo e con quale obiettivo, visto che se si andasse a votare con questa legge, non si avrebbe comunque alcun vincitore: come nel gioco dell’oca, semplicemente si ritornerebbe alla casella di partenza.

Vero è che, finestre o non finestre, non serve votare con questa legge, che sia a giugno, luglio o settembre. Semplicemente, qualora accadesse, si persevererebbe nell’errore. Ciò poiché – ammesso che il M5S perda 4 o 5 punti – la pari e patta sarebbe comunque quasi scontata, non potendosi assolutamente affermare con certezza che i voti persi dai grillini poi avvantaggerebbe il centrodestra e segnatamente la Lega. Non è escluso infatti che il PD riprenda quota nelle preferenze elettorali.

Non solo. A mio modo di vedere, non servirebbe nemmeno modificare il Rosatellum, inserendo un premio di maggioranza. In parte perché una simile legge rischia di venir dichiarata incostituzionale, come accadde con il Porcellum e poi con l’Italicum, e poi perché – ammesso si introducesse il premio di maggioranza al raggiungimento di una certa soglia – visto lo scenario politico attuale, tendenzialmente magmatico e frammentario, non è detto che raggiunga lo scopo: basterebbe un mezzo punto in meno della soglia fatidica, per non far scattare il premio e tornare alla casella di partenza. Senza contare che il premio di maggioranza è quanto di più antidemocratico esista, perché sovrarappresenta il partito o la coalizione che prende più voti.

La verità è che cercare di risolvere la governabilità del nostro paese con le alchimie legate alla legge elettorale è come cercare di curare la polmonite con l’aspirina. Non si può e si rischia di creare – appunto – un vulnus alla democrazia, nel tentativo (evidentemente maldestro) di privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività.

Esiste però una soluzione che può al contempo garantire la governabilità e la rappresentatività. E questa soluzione non si trova nella legge elettorale e nella fantasia dei parlamentari che hanno partorito le precedenti, ma nella forma di Governo. La nostra è una repubblica parlamentare basata sull’istituto della fiducia: il Governo è espressione del Parlamento dal quale deve ottenere la fiducia. Niente fiducia, il Governo cade. Ecco il cuore del problema che ci affligge da anni. Ed ecco la soluzione: separare le vicende del Governo dalle vicende del Parlamento. E questo si può fare solo introducendo una repubblica presidenziale.

Al di là della preferenza tra un presidenzialismo puro (o americano) e un presidenzialismo alla francese, è chiaro che verrebbe risolto alla radice il problema della governabilità, e senza strambe alchimie elettorali che uccidono la democrazia e frustrano gli orientamenti politici degli elettori (immaginate il maggioritario che costringe le forze politiche a negare la propria identità partitica, o immaginate il doppio turno, che costringe il cittadino alla scelta del meno peggio).

Ovviamente non è finita qui. Risolto il problema della governabilità legata all’Esecutivo, rimane il nodo della rappresentatività, legata al potere legislativo (il Parlamento). Ebbene, questa può essere pienamente raggiunta reintroducendo quella legge elettorale che meglio risponde all’esigenza di rappresentatività: il proporzionale puro, senza alcuna soglia di sbarramento (scelta migliore) o con una soglia di sbarramento minima (2-4%).

E’ fuor di dubbio che con una riforma complessiva anzi delineata (e di cui si parla da anni) ci libereremmo in un colpo solo dei problemi di governabilità e rappresentatività e, soprattutto, ci libereremmo dei vari Rosatellum, Porcellum, Italicum, premi di maggioranza, sistemi misti maggioritario proporzionale, e di tutte le altre diavolerie pseudo-elettoralistiche introdotte (con scarso successo) per coniugare rappresentatività e governabilità. Verrebbe invece introdotto un sistema coerente che – sconfessandone i suoi detrattori – incarnerebbe meglio lo spirito democratico della Costituzione del ’48.

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