Accordo Stx-Fincantieri. Se i francesi ci fregano ancora

L’accordo sull’acquisto di Stx da parte di Fincantieri, siglato da Emanuel Macron e Paolo Gentiloni, fa semplicemente sorridere. Il nostro presidente del Consiglio, davanti al suo esisto, si intesta una vittoria che ha invero il sapore della beffa e che la dice lunga sulla capacità dei francesi di volgere a loro vantaggio una situazione di svantaggio, confermando peraltro l’idea che quando ci sono di mezzo gli interessi nazionali, per i transalpini (i quali invece allegramente fanno shopping nel nostro paese) non esistono leggi europee sulla concorrenza che tengano.

Ecco dunque l’accordo di Pirro, per parafrasare il noto detto sulle vittorie inconsistenti. Fincantieri prende il 50% del gruppo, più un voto, concesso “magnanimamente” dai francesi, che però si riservano il diritto nei dodici anni successivi di revocarlo qualora non vengano rispettati certi patti e certi step, che di fatto blindano Stx, ancorata così saldamente alla proprietà francese. La quale – è bene dire – solo formalmente sarà minoranza nel futuro CDA. In altre parole, Fincantieri, nonostante abbia la maggioranza assoluta del pacchetto azionario, non potrà decidere in piena autonomia la politica industriale dell’azienda e opererà con forti limiti. Ci saranno i francesi che vigileranno rigorosamente.

Questa querelle, che si è trascinata per molti mesi, e che ha visto Fincantieri passare dal 66% al 51% della proprietà del pacchetto, dovrebbe impartirci una bella e sonora lezione, che però – a quanto pare – i nostri politici, soprattutto di sinistra, non vogliono proprio imparare: e cioè che prima vengono gli interessi nazionali, prima la tutela dell’italianità delle nostre aziende e poi viene il mercato e il profitto. Lezione che i francesi, ma anche gli inglesi e i tedeschi (per non parlare degli americani), hanno già imparato da tempo, molto frequentemente a spese delle nostri assets strategici, ma anche per la oggettiva difficoltà per le nostre aziende di inserirsi nei loro mercati.

Più diffusamente: Il Giornale

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